Se fossi musica, sarei…”Caravan” di Michel Petrucciani

Pianoforti

Paolo Caserta ha scelto di raccontarci Michel Petrucciani e il brano che più l’ha colpito di questo artista: “Caravan”. Per farlo è partito da una citazione di Baricco:

 

«Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi suonare.»

Novecento, Alessandro Baricco

 

Immaginate un uomo di appena 1 metro di altezza, fragile come il cristallo, ma di un’altezza talentuosa preziosa e brillante come un diamante. Lui era Michel Petrucciani, uno dei più grandi pianisti Jazz presenti sulla terra. Francese di nascita ma di origini italiane (il nonno era napoletano).

Perché fragile come il cristallo? Soffriva di una sindrome chiamata “le ossa di cristallo” che gli procurava costantemente fratture in tutto il corpo. Questo gli ha permesso di dedicarsi fin dalla tenera etá (4 anni) allo studio della musica. Prima la batteria e poi il pianoforte che diventò il suo strumento. Pensate che a 15 anni si esibì già in concerto dando subito prova del suo talento. Suonò con i Giganti del Jazz, suo sogno fin da bambino, tra i quali Dizzy Gillespie, Jim Hall, Wayane Shorter e Steve Gadd.

Quello che mi ha sempre affascinato di lui era la sua umanità. Le limitazioni fisiche che la vita gli donò non le visse come tali, ma come un’opportunità. Diceva: “Che importa se non siamo perfetti? Facciamo dell’imperfezione il nostro più grande talento”. E poi: “ Io non credo nei geni, ma nel duro lavoro”.

La prima volta che sentii suonare Michel fui colpito dall’inconfondibile tocco, percussivo, ritmico e un fraseggio senza eguali. Mille melodie suonate una dopo l’altra con una naturalezza commovente. Sapeva far parlare il pianoforte di un linguaggio fino ad allora sconosciuto. Mi innamorai subito della sua musica ma il brano che più mi colpì fu “Caravan”. Al minuto 2.30 della versione che vi consiglio di vedere inizia un solo della mano destra, non c’è armonia (se non sottintesa), ma la bellezza e la fluidità della musica è impressionante.

Questo era Michel:

“l’umiltà di un uomo di 1 metro con una statura musicale di un Gigante”.

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