Se fossi musica, sarei…”Mon Coeur s’ouvre a ta voix”

Inauguriamo la rubrica “Se fossi musica, sarei…” con questo articolo di Roberta Ferrari, responsabile didattica del sistema di educazione musicale Yamaha, che ci guida all’ascolto del suo brano del cuore: Mon Coeur s’ouvre a ta voix di Camille Saint Saens.

Perché ho scelto Mon Coeur s’ouvre a ta voix

Quando ho cominciato a pensare a quale brano avrei portato con me su un’isola deserta, se avessi avuto una sola possibilità di scelta, sono entrata in una crisi apparentemente senza fine. Mi sono accorta che non ero assolutamente in grado di scegliere. Come? Uno? Soltanto uno? Impossibile. Ho almeno una cinquantina di brani ai quali non posso rinunciare, quei brani che rendono il mio mondo più bello. Quelli che prendono la gola, che smuovono le emozioni, l’anima. Quelli in cui per me è impossibile trattenere le lacrime, tanta è la commozione. E’ stato difficilissimo sceglierne uno. Il mio primo pensiero è andato al 4° concerto di Rachmaninov: il diario di una vita, come dice il mio maestro Franco Scala. Un capolavoro capace di scaraventarti fuori dal mondo per una trentina di minuti. E quando riapri gli occhi e ti ritrovi di nuovo sulla terra…non sei lo stesso di prima. Proprio come se tu avessi appena fatto un viaggio nella vita di qualcun altro! Si, però forse un po’ troppo lungo per consigliarne l’ascolto! E allora Kreisleriana di Schumann: il brano pianistico che più mi emoziona in assoluto. Forse però anche questo un po’ troppo impegnativo. Alla fine la mia mente ed il mio cuore sono caduti su un brano lirico: uno di quei brani che sentii per la prima volta quando frequentavo il corso di Storia della Musica (materia che detestavo, nonostante avessi un professore fantastico). Questo brano è Mon Coeur s’ouvre a ta voix, tratto dall’opera Sansone Dalila, di Camille Saint Saens. Sono certa che lo conosciate anche voi, perché è stato usato in un recente spot di una grande compagnia telefonica, accompagnando immagini estremamente commoventi e un luogo incantevole della nostra meravigliosa Italia: Portovenere, uno dei luoghi del mio cuore e nemmeno a farlo apposta, in questo spot si celebra un matrimonio nella chiesetta romanica a picco sul mare, la stessa in cui si è sposato mio fratello…

Se non siete mai stati a Portovenere, appena potrete, andate: è un posto magico! Ma a parte questa singolare coincidenza di elementi emotivamente importanti per me, pochi brani come quest’aria tratta dall’opera Sansone e Dalila di Camille Saint Saens, sono in grado di “stregarmi”. Si, credo che questa sia la parola giusta: stregarmi. Se dovessi racchiudere in una sola parola ciò che mi cattura in Mon Coeur s’ouvre a ta voix, la parola che userei è seduzione.

Concordo assolutamente con il grande Alessandro Baricco, che in una delle sue Mantova Lectures parla proprio di questo, della seduzione che trasuda da queste note. Baricco, inoltre, con la sua straordinaria raffinatezza e genialità associa Mon Coeur s’ouvre a ta voix alla Deposizione di Rogier van der Weyden, pittore fiammingo del primo ‘400. Dall’analisi incredibile che fa di questo dipinto, affiora il tema della caduta. Racconta come ogni linea, ogni personaggio di questo dipinto incarni il concetto di deposizione. Il cadavere del Cristo, finalmente liberato dai chiodi della croce, è raffigurato sospeso in aria, nell’attesa di adagiarsi nel sepolcro, e con lui, nel vuoto, tutti i personaggi. Tutto scende, tutto va giù, ma non se ne avverte la pesantezza, ma piuttosto la leggerezza, la dolcezza, la nostalgia, l’aspetto etereo (se avete occasione cercate questa Lectures e lasciatevi portare da lui in quel mondo là). Baricco racconta la sua fatica nel trovare una musica che potesse rappresentare la deposizione, giungendo poi proprio a quest’aria che vi propongo di ascoltare.

I concetti di deposizione e seduzione in Mon Coeur s’ouvre a ta voix

Ora proverò a spiegarvi in modo semplice, a modo mio, come questo brano esprima questi due concetti: deposizione e seduzione.

Mon Coeur s’ouvre a ta voix è composto essenzialmente da 4 parti: abab e una coda di una dolcezza disarmante.

Nelle due parti a, concordo ancora una volta con Alessandro Baricco: niente da segnalare. Musica interlocutoria, per niente emozionante, possiamo fare altro nel frattempo: scolare la pasta, rispondere ad un messaggio, bere un caffè… Dalila sta solo affilando le sue armi seduttive, sta tessendo la sua tela. Finché, verso la fine della parte a, dopo un attimo di sospensione, a poco più di un minuto dall’inizio del brano, la musica sembra “ricominciare” su un accordo maggiore di assoluta stabilità e serenità. Le armi sono affilate, la tela è pronta, il piano completato. Da qui (parte b) comincia ad accadere qualcosa, qualcosa che irretisce (seduzione). Due piccole frasi musicali che vanno verso il basso (piccole deposizioni) e poi…la musica comincia piano piano a salire, di registro, di dinamica, di intensità emotiva fino al punto di massima intensità nel quale ogni frase comincia con un intervallo di settima, molto usato per creare tensione, seguito da note discendenti, diatoniche o cromatiche (deposizione). Sfido chiunque a rimanere indifferente, a non emozionarsi, a non sentirsi completamente sedotto da questo sublime momento di splendore.

Tante le magie di questo brano: non solo la parte melodica, lirica, resa ancora più affascinante dal registro usato: scuro, caldo, avvolgente; i dettagli dell’orchestrazione (come i pizzicati in sottofondo nei momenti più delicati), gli assoli dei vari strumenti, insomma: la seduzione che nasce dall’eleganza e dalla semplicità.

Già: non vi ho detto nulla del testo, né del momento in cui Dalila canta questo brano. Lo canta nel secondo atto per provare a sedurre Sansone e carpirgli così il segreto della sua forza. Ma non vi dirò nulla del testo. Non è necessario. La musica dice tutto ciò che serve, tutto ciò che questo brano vuole esprimere è scritto nelle note, le parole non servono.

Le versioni che ho scelto

Vi segnalo diverse versioni di quest’aria, per ragioni diverse:

  • Una versione quasi cinematografica, in bianco e nero, splendidamente eseguita da una cantante bellissima, affascinante, oltre che estremamente capace: Elina Garanca. Qui la seduzione della musica è accompagnata da eleganza, essenzialità, bellezza.

  • Sempre della stessa cantante una versione dal vivo altrettanto bella, nella quale potete vedere scorrere anche lo spartito della parte vocale (dove capirete perfettamente l’associazione con il concetto di Deposizione, vedendo le linee melodiche discendenti, che saltano immediatamente all’occhio)

    • Qui invece la versione che per me incarna maggiormente il concetto di seduzione, quella che mi irretisce e mi emoziona di più: la cantante, Jessye Norman, non è certamente bella come Elina, tutt’altro. E’ un donnone di colore, dall’aspetto anche un po’, passatemi il termine, grezzo. Ma… per me in questo brano lei rappresenta l’essenza della seduzione. In questa esecuzione canta quasi immobile, lo sguardo fisso, un misto di forza, crudeltà, dolcezza, femminilità, dal quale si sprigiona una sensualità incredibile. Da notare anche la lentezza dell’esecuzione, quasi a sottolineare come la seduzione possa passare da movimenti impercettibili, da battiti di ciglia, da sguardi che ti penetrano e non ti lasciano più: https://youtu.be/WP3-xk9aaik
    • Non posso ovviamente esimermi dal segnalarvi la versione di Mon Coeur s’ouvre a ta voix della divina Maria Callas

    Concludo lasciandovi con una frase di Alessandro Baricco:

    “La vera seduzione, se mai vi è veramente successo, è una cosa strana perché l’istinto che tu hai di fronte a qualcuno che è davvero capace di sedurti è divergente, è contradditorio, sono due cose in una sola. Una è: devo scappare da qui il più presto possibile. E la seconda esattamente simultanea, contemporanea, schiacciata sulla prima…E’ una vita che scappo per arrivare qui”

     

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