Convivere con l’autismo: l’esperienza delle famiglie e il beneficio della musica

Yamaha Education System

Convivere con l’autismo significa trovare una nuova “chiave” per affrontare le esperienze quotidiane, un nuovo linguaggio per comunicare con il mondo e può capitare che questo possa essere proprio la musica.

L’autismo è un argomento vasto e complesso che va trattato solo se si hanno le capacità per farlo. Medici, psicologi e musicoterapisti sono forse le categorie “specializzate” che hanno più a che fare con queste persone speciali e che, forse, più capiscono il beneficio che la pratica musicale può portare per migliorare il loro benessere e la loro qualità di vita. Sono infatti le parole del Prof. Raglio, in questa intervista, a raccontarci come la musicoterapia possa essere un importante intervento complementare alle cure mediche per migliorare le condizioni psico-cognitive, comportamentali, motorie e sensoriali.

L’autismo è uno spettro e come tale significa che nessuno potrà mai viverlo allo stesso modo. Analogamente, cambia anche come lo si affronta: ogni persona speciale ha bisogno delle sue attenzioni, del suo percorso, del suo linguaggio per parlare al e con il mondo. E a volte, accade che questa nuova lingua sia proprio la musica. Questa infatti, grazie alla musicoterapia, sembra stimolare entrambi gli emisferi del cervello e mantenere alto il livello di coinvolgimento in modo tale da sviluppare la capacità di recepire gli insegnamenti.

Convivere con l’autismo è però un’esperienza che solo i genitori, i familiari di queste persone possono capire. Dare loro una voce, una piattaforma per condividere le loro esperienze con altri, è fondamentale. Ecco perché oggi abbiamo qui Francesca Fusina, madre di Laura, una ragazza di 25 anni affetta da autismo e che ci porterà brevemente nel suo mondo quotidiano.

 

Come madre, come supporta sua figlia quotidianamente? Quali sono le difficoltà che un genitore può incontrare?

Certamente supporto mia figlia quotidianamente, anche perché di supporti ai caregiver ne esistono proprio pochi.

Le difficoltà che un genitore di persona con autismo (ma con disabilità intellettiva in generale) sono molteplici, la prima difficoltà in assoluto è il distinguo che si deve operare tra la persona stessa e la patologia che la accompagna: la persona non è la patologia e noi familiari spesso ci sostituiamo ai nostri figli nelle loro scelte e nelle loro azioni.

Un’altra difficoltà è sicuramente la pesantezza di dover avere a che fare quotidianamente con una persona adulta nel corpo ma con l’emotività e la capacità intellettiva di un bambino e cercare quindi di trovare la strategia migliore per poter soddisfare le sue esigenze di persona senza perdere la giusta visione dell’insieme e soprattutto di distinguere (e riuscire a sopportare) i comportamenti problematici  causati dalla patologia da quelli del suo essere persona; un’altra pesantezza è che è un lavoro h. 24 7 giorni sui 7

Laura, sua figlia, si è mai avvicinata al mondo della musica pratica? Quale influenza ha avuto su di lei? Ha notato dei cambiamenti?

Mia figlia ha avuto rapporti con la musica praticamente fin da quando era nel grembo materno.

La musica le è sempre piaciuta ed è sempre stata attratta alla musica, che in lei ha un potere quasi ipnotico; la musica è sempre usata come sottofondo delle sue giornate e quotidianamente, se sono in difficoltà nel gestire le sue crisi comportamentali, basta che le accenda “sua” musica e tutto o quasi si risolve.

Nella pratica, mia figlia ha frequentato per qualche tempo e grazie ad amiche, “lezioni” di pianoforte che sicuramente le hanno apportato del benessere emotivo. Nel breve periodo i cambiamenti erano sicuramente in positivo sull’aggressività, che diminuiva in seguito alle sedute.

Che cosa ha imparato sua figlia grazie alla pratica musicale?

Ha imparato che qualsiasi oggetto produce musica e che la musica è sicuramente un linguaggio universale che accomuna tutti. Per le persone con autismo che sono in difficoltà a trovare “comune” senso delle parole, la musica è uno strumento di comunicazione a volte più forte (e sicuramente più immediato) di comunicazione. Per le persone con autismo non verbali questo aspetto è ancora più evidenziato.

Che cosa ha imparato lei grazie a sua figlia?

Ad avere molta pazienza e a cercare di amplificare la prospettiva con cui bisogna valutare le situazioni, il mondo della disabilità, grazie all’accettazione dell’altro, rimodula quelle che sono le priorità della vita.

A volte mia figlia mi insegna che forse al mondo, quelli sbagliati siamo noi, alle persone con autismo interessa la praticità delle cose, hanno una visione del mondo che se avessimo anche noi ci allontanerebbe dai mali dei quali questa società si nutre: delle disuguaglianze, del colore della pelle, del concetto di bellezza, di ricchezza, ecc ecc.

 Loro sono molto più empatici di noi perché non sono condizionati da pregiudizi e preconcetti che noi spesso abbiamo anche inconsciamente e che ci frenano nei rapporti con gli altri, ad una persona con autismo (o con disabilità intellettiva), piaci – o non piaci- per quello che sei in realtà, non per l’apparenza.

 

Convivere con l’autismo, lo abbiamo visto con gli occhi di chi lo vive in prima persona, corrisponde a trovare una nuova chiave di lettura del mondo. Non è detto che sia sempre facile, veloce e immediato ma non è nemmeno detto che non sia speciale. E a volte la musica e la pratica musicale non può che aiutare.

Se anche tu quindi sei a contatto con una persona (di qualsiasi età) con patologie specifiche, organiche e/o psicogene e vorresti provare ad avvicinarti al mondo della musica, scopri qui i progetti di musicoterapia promossi da Yamaha.

Hai trovato l’articolo interessante? Lasciaci un commento.