Pancho Ragonese. CP88 – I suoni originali di The Voice Senior – Free Download

La gara canora per concorrenti over 50, andata in onda in prima serata su RAI 1 dal 27 novembre al 20 dicembre scorsi, ha ottenuto circa 4 milioni di telespettatori in ognuna delle cinque puntate trasmesse. The Voice Senior deve sicuramente parte del suo successo al gran lavoro della band di musicisti che, in piena pandemia, ha preparato ed eseguito dal vivo tutte le basi per i concorrenti. Il pianista e coordinatore del gruppo, Pancho Ragonese, si è affidato a uno Yamaha CP88 per ricreare tutte le parti e le timbriche di pianoforte e di tastiere elettromeccaniche dei brani originali riproposti in scaletta.

Ringraziamo Pancho Ragonese che oltre ad averci concesso l’intervista,  ha messo a vostra disposizione i suoni per CP73 e CP88 di 10 dei brani che la Band di The Voice Senior ha eseguito nelle varie puntate. Potrete scaricarli e suonarli sul vostro CP ascoltandone i dettagli ma anche la resa in trasmissione grazie ai link contenuti nel PDF guida. Link in fondo all’articolo.

 

The Voice Senior riproponeva soprattutto lo storico repertorio delle canzoni anni Sessanta/Settanta più famose, non solo italiane…
Pancho Ragonese Erano brani che ho ascoltato anche io da ragazzo e che fanno parte della letteratura di canzoni del passato che avevano una loro poetica oggi perduta.

Per un pianista che si è formato studiando armonia e composizione immagino che suonare quelle canzoni sia particolarmente gustoso…
Pancho Ragonese Intanto per me è stato un piacere poter suonare il pianoforte, visto che le produzioni di oggi sono molto più elettroniche. Anche se devo precisare che io amo artisti come Brian Eno o i Talking Heads, che fanno un suo dell’elettronica molto affascinante. Peraltro in trasmissione abbiamo suonato un paio di brani di David Bowie, “Heroes” e “Space Oddity”, in cui io stesso ho dovuto riprodurre alcune parti non pianistiche con il CP88 ed è stato molto interessante.

Come siete riusciti a mettere su la band in un periodo di distanziamento forzato?
Pancho Ragonese La produzione aveva bisogno di una band molto scarna perché le dimensioni del palco non permettevano un numero maggiore di elementi. Così, oltre a me al pianoforte, sono stati coinvolti Lorenzo Poli ai bassi elettrici, Giovanni Giorgi alla batteria, Luca Meneghello alla chitarra (sostituito nella prima puntata da Nicola Oliva) e Marco Zanoni alle tastiere e alla gestione delle sequenze. È stata una grande fortuna poter uscire tutti i giorni per due mesi e mezzo, da ottobre a dicembre, per andare a far musica con degli amici mentre quasi tutti i colleghi musicisti erano costretti a casa…

Dove vi trovavate per lavorare insieme?
Pancho Ragonese Avevamo uno studio di appoggio, il Le Park 2 di Milano, dove ci siamo preparati prima di spostarci nello studio 2000 RAI sempre a Milano, in cui sono state registrate le puntate della trasmissione. Per quanto mi riguarda, avevo duplicato le macchine: nello studio di appoggio avevo il mio Yamaha CP73 personale insieme a un Montage 8, 88 tasti mentre in RAI avevo uno Yamaha CP88.  Marco, invece, aveva un Montage Yamaha in entrambi gli studi. Io usavo una “pennetta” USB per spostare i suoni da un CP all’altro.

Come avveniva la consegna dei brani da parte della produzione e il vostro lavoro di stesura delle parti?
Pancho Ragonese La selezione dei brani veniva fatta quasi sempre in corso d’opera perché tutti i casting sono stati conclusi tre giorni prima di entrare nello studio di pre-produzione e quindi abbiamo avuto una decina di giorni per produrre i primi 50 brani. Tutto è arrivato molto a ridosso della produzione perché fino alla fine non si sapeva se si sarebbe potuto fare la trasmissione. I brani ci arrivavano già ridotti a una durata di un paio di minuti al massimo. Si lavorava prima trascrivendoli e poi suonandoli per “buttare giù” le parti da distribuirci. Per quanto riguarda le tastiere,  io mi occupavo di tutti i pianoforti e delle elettromeccaniche tipo Rhodes, Wurlitzer e Clavinet curando tutte le intro e gli accompagnamenti dei brani, mentre Marco gestiva tutti i synth, i pad, gli organi e i lead. In fase di pre-produzione abbiamo lavorato entrambi al layering delle sequenze che servivano. Il lavoro si è svolto in maniera molto veloce tanto che riuscivamo a preparare una decina di brani al giorno. Da coordinatore della band, comunicavo agli altri il titolo del brano su cui dovevamo lavorare e in poco tempo riuscivamo a prepararli, perché spesso loro già conoscevano le parti avendole suonate in altre occasioni. Ci bastava soltanto trovare il suono giusto, salvare il live set, suonarlo un paio di volte, registrare e passare al brano successivo.

Anche tu conoscevi tutti i brani che dovevate preparare?
Pancho Ragonese Direi proprio di sì. Molti erano dei brani classici di Dalla, Baglioni, Vasco Rossi e anche musica popolare napoletana in cui è stato tra l’altro molto divertente trovare il giusto timbro di pianoforte sfruttando la sezione degli Upright Piano del CP88, in particolare il preset U1, che con un po’ di compressore e un filo di chorus era perfetto per i pianoforti dei brani più vintage. Ho usato l’U1 anche su brani come “Just a Gigolò” di Louis Prima, o più recenti come quelli di Amy Winehouse, per esempio. Sul repertorio anni 60/70 ho utilizzato invece molto gli Strings tipo Mellotron, che sul CP88 sono fatti veramente bene.

Immagino che per i timbri di Clavinet e Rhodes avrai usato anche gli effetti interni del CP88 per ricreare le sonorità “sporche” delle registrazioni di quegli anni.
Pancho Ragonese Sì e molto. Erano previsti anche brani di Rolling Stones e Beatles. In “Come Together” dei Beatles, per esempio, abbiamo creato un arrangiamento un po’ più spinto dove ho usato un suono di Wurlitzer accendendo la distorsione ma lasciandola a zero. Una cosa che mi piace molto del CP88 è proprio che, solo accendendo la distorsione senza alcun guadagno, già si attiva un circuito tipo amp o exciter.

Probabilmente si tratta del VCM, il Virtual Circuitry Modeling, progettato dal mitico Dr.K (Kunimoto) e usato per la prima volta sul VL1, il primo synth a modelli fisici di Yamaha dei primi anni Novanta. Implementato anche sul CP88, virtualizza i circuiti analogici degli effetti che, una volta attivati, fanno già il loro lavoro. Questi elementi sono quelli che offrono un plus in chiave performativa…
Pancho Ragonese Sì perché, per fare qualche esempio, per il brano “Quelli che ben pensano” di Frankie Hi-nrg, ho usato un timbro di grand piano tagliato molto in eq, con un po’ di compressione e un piccolo slap delay per dare un senso low fi ed era un piano hip hop perfetto. In un altro brano c’era un intro con un riverbero tipo Shimmer su un pianoforte che ho riprodotto perfettamente aggiungendo su un suono di Yamaha C7 un filo di pad analogici e un po’ di effetto Rotary. Tutto questo con pochi gesti. Io sono un pianista prestato alle elettromeccaniche, che ha ascoltato da Miles Davis al prog, e con gli effetti onboard del CP88 riesco a ottenere in pochi secondi le sonorità di quei mondi. Da utilizzatore di tastiere elettromeccaniche vere, poi, ho ritrovato soltanto nei timbri Rhodes del CP88 delle caratteristiche come il controllo sulla porzione del suono “bells”, quello scampanellante tipico dello strumento originale, che aiuta molto a “bucare” in un contesto live, dove a volte il Rhodes tende a scomparire.

Ci vogliono comunque l’orecchio e la sensibilità del musicista per fare in modo che il tutto funzioni e, a quel punto, ci si diverte un mondo, immagino!
Pancho Ragonese Ricordo che quando ho accompagnato “Via” di Baglioni usando il preset del CP80 è stato un sballo, perché con un po’ di compressione e un filo di chorus il suono era proprio quello originale! Anche tutti i piani in stile DX7, riproposti sul CP88 dal preset DX7 Legend sono eccezionali. Lo Stack Sound, cioè la possibilità di programmare varie sezioni e, all’occorrenza, attivarle velocemente per aggiungere quel piede o quella coda di release o qualche effetto in momenti precisi del brano, per uno come me che non ha molta dimestichezza con i synth è stato utilissimo. E poi il peso della tastiera del CP88 fa sentire a casa un pianista come me abituato a suonare a casa uno Yamaha C3…

Più si affina la sensibilità pianistica e la conoscenza del suono, dal punto di vista tecnico, più si acquisisce il controllo dell’espressività e della velocità sullo strumento. Ma su uno strumento ci deve essere il matrimonio tra meccanica e suono, altrimenti non si riesce a suonare.
Pancho Ragonese Totalmente! Arrivando dal pianoforte acustico, mi trovo a mio agio sul CP88, dove ho più controllo di dinamica anche grazie alle diverse curve di dinamica impostabili. Il corretto rapporto tra sample e tasto è una cosa importantissima che su Yamaha ho sempre trovato, fin da quando usavo il CP80. Quando sei da solo ad accompagnare un cantante su un classico brano pop in quattro a 55/60 bpm, devi sentire che quando affondi le mani sulla tastiera stai andando giù davvero quando vuoi. È importante ritrovare il rapporto che normalmente hai con lo strumento acustico.

In ogni caso, la professionalità del pianista pop sta anche nella capacità di adattarsi a tastiere differenti per ottenere il miglior risultato possibile.
Pancho Ragonese Ricordo che anni fa suonavo in Spagna con un gruppo funk e nello studio di appoggio c’era un vecchio Yamaha DX7, su cui un giorno avevo eseguito un solo di pianoforte all’interno di una ballad. Il cantante del gruppo aveva commentato il video di quell’assolo, che aveva condiviso, scrivendo che era incredibile come avessi potuto tirare fuori un solo di pianoforte da una vecchia e veterana tastiera DX7. Il fatto è che a un certo punto ci metti poco a entrare in relazione con una tastiera. Certo, essere a proprio agio è un altro paio di maniche, ma se ti trovi senza pedale del sustain, con il pianoforte scordato, con un tasto che si incanta e cose del genere, devi comunque portare a casa il lavoro. Anche il tastierista, come ogni essere umano, si adatta a ogni situazione!

Con Massimo Morandi di Yamaha Music Europe avete deciso di regalare agli utenti dei pianoforti CP i timbri che hai realizzato per alcune delle canzoni interpretate in The Voice Senior. È un modo anche per far capire che i suoni che, ascoltati da soli, hanno un aspetto, poi nel contesto del brano si inseriscono nel sound diventandone parte e sembrano quasi cambiare. In questo caso gli utenti possono caricare i singoli suoni sul proprio strumento e poi andarli ad ascoltare nel contesto della trasmissione The Voice in cui tu li hai utilizzati in brani specifici.
Pancho Ragonese Sono anche brani che fanno parte della storia della canzone italiana. Per me è emozionante sentire il suono del vibrafono de “La Città Vuota” di Mina, i tape strings dell’inciso di “Space Oddity” di David Bowie o agli archi di “Emozioni” di Lucio Battisti…inoltre con Massimo, abbiamo prodotto un PDF, che si trova insieme ai suoni, nel quale descrivo i suoni stessi e come li ho usati. Per ciascun suono è presente il link della puntata di riferimento. Sarà così ancora più interessante ascoltarli sullo strumento e poi nel mix della trasmissione.

Ed ecco i suoni: Scarica qui i Suoni per CP73/88 di THE VOICE SENIOR

Pancho Ragonese Ci tengo infine, a citare i componenti della band di questa bella esperienza:

Luca Meneghello: chitarre
Nicola Oliva chitarre
Marco Zanoni: tastiere/sequenze/programming
Lorenzo Poli: basso elettrico
Giovanni Giorgi: batteria/batteria elettronica
Pancho Ragonese: piano/tastiere/programming/band leader

Luca La Morgia: producer/elettronica/programming
Alex Uhlman: direttore musicale
Filippo Torre : direttore di palco/consulente musicale

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2 Commenti

  1. Avatar

    Grande Pancho Ragonese.
    Jerry

  2. Avatar

    Molto interessante anche per un profano!