La passione per la musica: intervista a Fabio Giachino

Pianoforti Tastiere

Non vorrei esagerare con i superlativi, ma dire che Fabio Giachino sia uno dei migliori pianisti italiani potrebbe essere riduttivo. Ci troviamo al cospetto di una giovane conferma, di un talento unico, coltivato e alimentato da studi ferrei, da esperienze su palchi importanti, da collaborazioni con musicisti e maestri attenti.

Come e quando hai iniziato a suonare?

Mio padre mi regalò una tastiera giocattolo con cui giocavo di continuo, poi vidi una tastiera più grande da un’amica e ne chiesi una. A otto anni cominciai a studiare pianoforte alla scuola civica di Alba, per poi proseguire gli studi diplomandomi in organo classico e composizione al conservatorio di Alessandria e al biennio di jazz al conservatorio di Torino.

Come sei passato dai mottetti per organo al jazz?

Nella classe di organo ero il più giovane, avevo circa quattordici anni, e tra i miei compagni più grandi ce n’era qualcuno che improvvisava. L’ho presa come una sfida: volevo assolutamente imparare anch’io. Ho iniziato da solo sui libri, poi ho preso lezioni dal maestro Bima di Bra che mi ha spiegato come affrontare lo studio degli standard, lo swing, mi ha dato un metodo di studio. Da lì in poi ho preso lezioni private con Danilo Rea, ho frequentato molti workshop, al Festival dei due laghi di Avigliana, a Siena jazz, al Saint Louis college di Roma, a New York, finché il pianoforte ha preso il sopravvento. Solo ultimamente ho ripreso a suonare l’organo, classico, ma con elementi di improvvisazione.

Quanto c’è nella tua musica jazz degli studi classici organistici?

Mi piace ragionare in termini polifonici e contrappuntistici, sono molto legato alla forma e alla musica classica. Adoro i compositori tardoromantici europei, dal punto di vista formale, compositivo, melodico e armonico, per l’uso della tavolozza timbrica, l’idea di sviluppo… Shostakovich e Prokofiev su tutti, ma anche J.S.Bach.

Come ti ha coinvolto la musica elettronica?

L’ho sempre ascoltata, anche se mi sono sempre dedicato più allo studio del mio strumento. Ultimamente ho avuto la possibilità di avvicinarmi a questa musica e ho studiato sintesi sonora, inserendo i sintetizzatori nel mio setup dal vivo.

Quanto ti curi del fatto che la tua musica avvicini i giovani, sia “commerciale”?

Ci sono cose molto interessanti anche tra le cose che ascoltano i ragazzini. Per esempio non mi dispiace la trap. In un brano che ho scritto di recente, ho preso spunti ritmici, pur inserendo accordi e melodie che portano in altre direzioni. So quindi che difficilmente i più giovani ascolteranno la mia musica, ma in realtà dipende da come la si comunica. È importante tenere un focus sull’ascoltatore, ma è più importante che la propria musica esprima completamente se stessi.

E la tua musica quanto ti rappresenta? Quanto rispecchia del tuo carattere?

La mia musica è coerente, chiara ed energica, come me. Nella mia musica non devono mancare il ritmo, uno sviluppo melodico e una coerenza formale. E poi c’è molta energia, soprattutto nel trio con Davide Liberti e Ruben Bellavia.

E il tuo progetto solista?

Mi piace molto anche suonare da solo, ho un disco all’attivo e ho appena fatto un tour in Messico.

Com’è la situazione del jazz in Italia?

Ricchissima di musicisti sempre più bravi. Il pubblico segue i grandi eventi, i grandi festival; in quelli più piccoli è discontinuo. Dipende dall’immagine, dalla comunicazione; una certa parte di jazz sta perdendo fascino, i direttori artistici non rischiano, non investono sul nuovo, inflazionano il mercato; gli artisti stessi puntano alla quantità e non alla qualità. Il web e i social fanno il resto. Si genera una grande confusione, soprattutto di valori. A volte anche un musicista con talento ha bisogno di persone influenti che puntino su di lui. È difficile che il mercato se ne accorga da solo.

So che hai suonato recentemente gli Avantgrand: cosa ne pensi?

Ho suonato in concerto un NU1X e poi un N3X. Devo ammettere che ero prevenuto e invece mi hanno sorpreso! La tastiera ottima, comoda, con una meccanica sensibile, precisa, che si fa sentire. E il suono è impeccabile. Può competere tranquillamente con un pianoforte acustico a mezza coda, come un C3, ma con tutte le comodità del digitale.

Quali saranno i tuoi prossimi impegni concertistici?

Suonerò venerdì 6 dicembre in trio con Davide Liberti e Ruben Bellavia a Milano, al garage Moulinski.

Domenica 8 dicembre con T.U.N. TorinoUnlimitedNoise al Santuario di Oropa per JazzReFound

Lunedì 16 dicembre in piano solo all’Arteficio di Torino

Vi aspetto!!

 

Hai trovato l’articolo interessante? Lasciaci un commento.

2 Commenti

  1. Avatar

    Ottimo articolo sintetizza a pieno il pensiero e i progetti dell artista

  2. Avatar

    Ha detto cose giuste in modo garbato’ e ho trovato esatte le sue conoscenze sugli strumenti che usa.