Andrea Manzoni e la sindrome del pianista

Pianoforti

Siamo di nuovo con Andrea Manzoni, questa volta per parlare di una sua particolare esperienza che ci porterà ad approfondire le patologie fisiche del pianista attraverso la memoria muscolare e la psicocibernetica alla possibilità di curarsi stando seduti al proprio strumento.

Andrea, che tipo di patologie hai avuto?

Avevo 24 anni ed ero nel pieno del mio percorso di studi classici, in conservatorio, jazz, attraverso corsi e lezioni private e live. Studiavo 8 ore al giorno, come tutti gli studenti che vogliono ottenere dei risultati, facevo tante prove, viaggiavo, e dormivo poco. Tutto sbagliato. Una mattina mi svegliai con un bruciore ed un dolore tremendo alle braccia, spalle, cervicale, schiena e gambe. Da quel giorno iniziò un calvario tra visite ospedaliere, visite specialistiche private, esami, test di ogni tipo, laser terapie, mille medicine, sempre ottenendo risultati molto scarsi e continuando a non riuscire a suonare quasi nulla a causa di questi dolori.

Hai avuto paura di non farcela?

Alcuni medici mi dissero che, essendo la malattia ad uno stato cronico, probabilmente non sarei più stato in grado di suonare il pianoforte. Passai dal vivere in simbiosi con il suono ed il pianoforte a vivere nella paura, nell’ansia, nel dolore e nell’insicurezza. Le cause di questo problema non erano strettamente legate ad una tecnica pianistica scorretta ma bensì all’insieme dei fattori che ho elencato poc’anzi.

E come hai risolto?

Conoscevo un’insegnante che si occupava di tecnica pianistica ma che all’epoca non aveva mai lavorato a stretto contatto di un pianista con una sindrome da sovraccarico di lavoro. Cominciammo assieme un percorso di riabilitazione muscolare molto delicata. I muscoli hanno una “memoria muscolare”. Vi faccio un esempio molto semplice.

Se volete bere da un bicchiere perché avete sete non pensate “adesso muovo il braccio destro partendo dalla spalla andando verso il bicchiere, poi chiudo la mano muovendo le dita e stringendolo ecc…”. E’ un gesto che avete imparato attraverso innumerevoli ripetizioni e che ora è diventato un automatismo. Questo lavoro riguarda la programmazione o, nel caso di uno studente con un’impostazione non corretta o con dei problemi di tendiniti, riprogrammazione muscolare.

Pensate ad un vinile: è pieno di solchi nei quali è stato inciso il suono e la puntina del giradischi, ogni volta, si inserisce all’interno di essi per riprodurre il suono. Ecco, la memoria funziona pressoché allo stesso modo. Dobbiamo andare a scavare dei piccoli solchi per far si che la nostra puntina finisca sempre nello stesso posto. Per fare questo non servono inutili ore di studio ma un corretto uso delle micro ripetizioni. Queste ripetizioni vanno fatte in un modo molto oculato, per pochi secondi e con grande concentrazione. Gli ultimi studi parlano di un range tra le 25 e le 65 ripetizione per poter assimilare un pensiero in modo permanente.

La visualizzazione (lo studio lontano dal pianoforte, cosiddetto “a tavolino”) è efficacissimo per assimilare i movimenti. Maxwell Maltz in Psicocibernetica fa un esempio molto interessante: due squadre di pallacanestro si esercitano, ognuna nel proprio lato del campo, dal tiro libero. Una squadra lo fa allenandosi fisicamente l’altra stando seduta, con gli occhi chiusi, davanti al canestro cercando di visualizzare/immaginare la palla che entra dentro al cesto. Nel test successivo in cui le due squadre fanno una gara dal tiro libero si scopre che il risultato dei canestri tra i due team è pressoché lo stesso. Noi siamo quello che immaginiamo.

E come si traduce nell’esercizio sul pianoforte?

Il training che viene sviluppato al pianoforte serve per costruire la massa muscolare della mano attraverso lo sviluppo del metacarpo (basandosi sui principi delle leve, quindi della fisica, per eliminare completamente ogni tipo di affaticamento), andando a lavorare sulla forza di gravità e di conseguenza comprendendo esattamente che cos’è il peso del braccio suddividendolo in unità: il braccio (partendo dalla spalla), l’avambraccio, il peso della mano e il peso del singolo dito.

Focalizzando il lavoro sulla mano si vanno a de-faticare i muscoli e i tendini del braccio che, in caso di infiammazione, non possono essere utilizzati a pieno dal pianista. Questo lavoro viene fatto attraverso esercizi specifici che servono ad assimilare la dissociazione muscolare, fondamentale per una corretta azione pianistica. La dissociazione muscolare permette al musicista di usare i muscoli dell’avambraccio abbattendo l’antagonismo tra muscoli flessori (sotto l’avambraccio) e muscoli estensori (sopra l’avambraccio). Così facendo abbiamo la possibilità di avere il braccio e le dita completamente libere mentre stiamo suonando.

Questo tipo di training è esattamente come quello di uno sportivo. Lavorare in questo modo permette allo studente, al musicista professionista, alla persone con problemi di tendiniti, di potersi concentrare molto di più sulla musica e non sul singolo passaggio “difficile da eseguire”, o sul dolore.

Oltre a portarti alla guarigione, so che questa esperienza ti ha segnato al punto da continuare ad occuparti di riabilitazione. Che cosa fai esattamente?

Da alcuni anni collaboro con lo psicologo e psicoterapeuta Andrea Sales alla realizzazione di un protocollo nel quale la mia disciplina riabilitativa, al pianoforte, viene implementata dall’aspetto motivazionale e di cambiamento legato all’efficacia della ricaduta del pensiero sui movimenti e sull’esecuzione pianistica.

Il recupero motorio parte da schemi motori che si strutturano dall’ideazione (idea/immagine) di un nuovo movimento, quindi dalla gestione del pensiero. Il cambiamento avviene quando ci si prefigura la possibilità di una nuova azione generando un percorso neuronale differente che di conseguenza genera, attraverso la ripetizione, un’attuazione. Questo fa si che io diventi padrone di un movimento anche senza compiere fisicamente l’azione.

Un altro aspetto molto importante sono i neuroni a specchio che servono per immagazzinare informazioni attraverso un esempio visivo. Qui si parla di idea. Ideazione ancora prima che di realizzazione. Un’azione è sempre preceduta da un’ideazione. Chiudo con una frase che il dott. Sales utilizza sempre quando facciamo formazione: “il pensiero genera realtà”.

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