Il respiro di un’emozione – con Andrea Tofanelli e Riccardo Arrighini

Pianoforti strumenti a fiato

L’evento

Il respiro di un’emozione – Andrea Tofanelli è il primo di una serie di eventi organizzati dallo Yamaha Artist Services Milan.

Questi incontri hanno e avranno l’obiettivo di sviluppare relazioni e connessioni tra artisti e pubblico, di porre le basi per la condivisione di competenze ed esperienze, di avvicinare le persone al mondo della musica e degli strumenti musicali.

Come è facile intuire dal titolo, questo primo evento ha visto la presenza del grande Andrea Tofanelli, fedelissimo Yamaha Artist da più di 15 anni.

Il programma dell’incontro, svoltosi nelle due giornate di venerdì 17 e sabato 18 gennaio presso il nostro Yamaha Village, prevedeva diversi momenti tra i quali un breve concerto, una masterclass del M° Andrea Tofanelli, un momento di free discussion con il pubblico e la prova trombe per tutti i partecipanti.

Dopo l’introduzione del nostro Artist Relations Manager Gian Battista Corti, Andrea si è esibito in una breve performance, accompagnato al pianoforte dall’amico pianista Riccardo Arrighini, solista jazz internazionale. Durante l’esibizione, Andrea ha intervallato l’utilizzo della tromba YTR-6335RC, con la quale suona da circa un anno e mezzo, e del flicorno YFH-8310Z. Il pubblico ha potuto così apprezzare l’estrema versatilità dell’artista, capace di raggiungere note altissime (non per niente si è guadagnato la nomea di “acutista”) e allo stesso tempo di produrre suoni morbidi ed avvolgenti.

La free discussion con il pubblico

L’incontro si è chiuso con una bellissima chiacchierata, molto informale, tra gli artisti e il pubblico, durante il quale Andrea ha raccontato la sua storia, i suoi progetti, piccole curiosità sul suo modo di suonare.

Andrea Tofanelli ha ricordato: “Ho cominciato a suonare la tromba all’età di 10 anni. Però avevo già iniziato qualche anno prima a emettere qualche suono col flicorno contralto (genis) del mio babbo, che suonava in banda. Quando lui non era in casa lo prendevo e provavo a far uscire qualche melodia a orecchio, provando tutte le combinazioni dei pistoni finché non trovavo quelle giuste.

La tromba però mi è sempre piaciuta e in casa si raccontava sempre che fin da piccolino (avrò avuto 4 anni) quando appariva l’orchestra della Rai in televisione, io correvo ad indicare la tromba e dicevo “io voglio suonare questa qua!”.

I primi passi nel mondo della musica li ho mossi all’interno della banda del mio paese, Torre del Lago Puccini, dove mi misero subito a eseguire assoli e anche molte arie d’opera con la tromba (e imparai subito a trasportare le parti del flicornino in Mib con la tromba leggendole in chiave di mezzo soprano, cosa che risultò molto utile quando iniziai a studiare il trasporto nel setticlavio al conservatorio). Successivamente, a 14 anni, sono stato chiamato in orchestra dal Maestro Luciano Maraviglia (direttore e arrangiatore del famoso cantante Luciano Tajoli, col quale vinse il Festival di Sanremo nel 1961), il quale dopo il mio primo concerto in big band come Terza Tromba, mi promosse subito a Prima Tromba, nonostante la mia giovanissima età, al fianco di musicisti adulti professionisti.

A questo punto è intervenuto uno spettatore: “Un inizio promettente…aveva già allora questa estensione?”

“Diciamo che si capiva che ero portato…già allora, pur essendo un ragazzino, avevo una buona estensione. In realtà, all’inizio pensavo che le note della tromba si fermassero solo al Re acuto, ma poi ascoltando i dischi capii che ce n’erano di più ed iniziai a cercare di aumentare il registro, arrivando a toccare il Fa acuto”.

Andrea Tofanelli con flicorno

Poi, Andrea Tofanelli ha ripreso a raccontare la sua storia: “I miei primi insegnanti erano tutti jazzisti e quando arrivai in Conservatorio ci fu un problema: ebbi un cambio d’impostazione da “upstream” a “downstream” e non riuscii più a suonare per tre anni e mezzo!

La mia vita è cambiata quando Armando Ghitalla, ex prima tromba della Boston Symphony Orchestra e allora docente dell’Università del Michigan, venne in Italia nel 1987 a fare una masterclass di dieci giorni, alla quale partecipai. Ghitalla mi rovesciò come un calzino!! E tra l’altro da quella masterclass si affermarono altri musicisti che oggi occupano posti importanti nelle orchestre italiane come Tamiati, Maniero, Longhi e Blengino.

Dopo un mese da quell’esperienza così significativa tornai a suonare bene e, inaspettatamente, uscì tutto un nuovo registro: prima ho acquisito il La sopra al Do acuto, da lì ho fatto lo scalino al Do bisacuto, ma mi mancavano il Si e il Sib, che ho raggiunto e centrato in un secondo momento. Da quel momento in poi ho continuamente e progressivamente aumentato la mia estensione.”

Una ragazza ha chiesto “Ma queste sue doti sono tutta natura o c’è anche una parte importante di studio?”

A: “Quando si è studenti, studiare tanto è importantissimo per crearsi i fondamentali. Purtroppo, man mano che vai avanti nella professione hai sempre meno tempo a disposizione, ma ancora oggi io studio tantissimo.

Ho imparato a studiare di notte (utilizzando la sordina Silent), faccio gli esercizi normali, che fanno tutti, e alcuni li espando lavorando sulla compressione dell’aria nel registro più acuto. Ad oggi, in studio arrivo anche al Do quater: ho provato a registrarmi e realizzare qualche video, ma la nota è talmente alta che il cellulare non riesce a campionarla e non si sente proprio!

Anche la preparazione di un concerto è importantissima per me, prima di andare sul palco io mi riscaldo minimo un’ora! Se devo preparare un tributo a Maynard Ferguson come solista, dove suono in genere dai 10 ai 14 pezzi uno dietro l’altro, ripeto l’intero repertorio per 3 volte di fila. Se riesco a portare in fondo l’intero repertorio per 3 volte, poi suonarlo per una volta dal vivo sarà sicuramente molto facile…

Quando, invece, non ho proprio tempo, la cosa a cui non rinuncio è riscaldarmi oppure studiare soltanto col bocchino. Molti insegnanti lo sconsigliano perché dicono che indurisca il labbro, ma per la mia personale esperienza devo dire che è una cosa che serve un sacco per la centratura dei suoni.”

Free discussion - Andrea Tofanelli e Riccardo Arrighini

I progetti futuri di Andrea Tofanelli e Riccardo Arrighini

Durante l’incontro, Andrea Tofanelli e Riccardo Arrighini hanno anticipato anche l’uscita a breve di un album insieme dal titolo OperiAmo, dedicato alle musiche di Giacomo Puccini rivisitate in chiave jazz.

Riccardo ha spiegato: “All’interno del cd sono contenuti tutti brani di Giacomo Puccini ri-arrangiati in chiave jazz direttamente da me. In realtà, questi arrangiamenti li avevo realizzati in occasione di un concerto a Melbourne con Umbria Jazz e avevano avuto un grandissimo successo. Tanto che in seguito ho realizzato arrangiamenti jazz anche di brani di altri compositori classici, come Bach o Chopin. Ad un certo punto, però, ho sentito il bisogno di non suonarli più da solo, volevo essere accompagnato da uno strumento a fiato…e chi meglio di Andrea, mio conterraneo, con il quale condivido la grande passione per Giacomo Puccini?

Andrea: “Quando Riccardo mi ha cercato, ho accettato subito, un po’ perché suonare Giacomo Puccini è per me un tornare alle origini e un po’ perché sono in un momento della mia carriera in cui ho voglia di suonare e misurarmi con qualcosa di diverso. Come vi raccontavo prima, il registro sovracuto che mi caratterizza è diventato un po’ il mio marchio di fabbrica, ma allo stesso tempo può diventare una prigione. E questo progetto con Riccardo mi ha permesso di uscire da questa “gabbia” e fare musica anche nei registri più bassi, dove è richiesto un suono più morbido e rotondo”

 

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