“HE KNOWS EVERYTHING” è il terzo album del pianista e compositore Andrea Manzoni

Pianoforti
Esce He Knows Everythink di Andrea Manzoni - Yamaha Music Club

Il nuovo album di Andrea Manzoni, pianista, già promessa ed ora conferma della scena jazz internazionale, la cui musica da sempre guarda al futuro del jazz, si chiama “He knows everything”.

“Chi” conosce ogni cosa? Potrebbe essere una divinità, Dio, un alieno, o una parte interiore di sé. È un titolo che permette all’ascoltatore di porsi delle domande. Anche la copertina del disco, realizzata da Elena Lora Aprile, è stata elaborata sul titolo e sulla musica scritta in questa direzione, come un concept album. Chi ti accompagna in questo progetto? Suono in duo con Andrea Beccaro, batterista che fa parte anche del mio trio, con Luca Curcio al contrabbasso. Da quando mi sono trasferito a Parigi ho iniziato a scrivere solo per pianoforte e batteria.

In che modo questa città ti ha influenzato? Parigi è la patria della musica contemporanea, ogni giorno posso assistere a concerti diversi, ci sono molti autori giovanissimi che hanno lo spazio per eseguire i propri lavori. Queste influenze sono state fondamentali. Ho suonato molto l’interno del pianoforte, creando groove con le corde stoppate, come si usa nella musica contemporanea, come hanno già fatto Cage e mille altri compositori. Anche dal punto di vista psicologico questa città ti cambia: quando abiti in un posto tranquillo tendi a cercare il caos, quando vivi qui, per sottrazione inizi ad eliminare tutto il superfluo. Questo disco è a tratti minimale, ci sono respiri diversi rispetto ai miei lavori precedenti. È un disco che risente delle influenze della musica classica, della musica elettronica, anche del jazz, con tratti pop, inteso come musica popolare. Ci sono melodie accattivanti, paesaggi sonori rarefatti, è un disco che si può ascoltare con grande piacevolezza, molto contaminato e molto moderno e che non ha quasi nulla a che fare con il jazz tradizionale. È un disco molto maschile, con suoni pesanti, a tratti dark, a tratti etereo.

Anche il tuo recente progetto sulla musica armena, Nur, ha influenzato la tua scrittura, magari nei tratti popolari di cui parli? La musica armena ha influenzato tutta la mia vita! Quando ti addentri in quella musica e hai la possibilità di stare con gli armeni, scopri una diversa dimensione di tutto ciò che gravita intorno a te. In questo disco ci sono molti dettagli frutto di questa ricerca: i miei fraseggi, il mio modo di suonare, il mio suono, la mia interazione con la musica sono stati influenzati. Dopo il tour di presentazione del disco, riprenderò i concerti con Rosy Anoush Svazlian, cantante di Nur project. La prima data il 24 aprile a Torino.

Torniamo all’album: come lo descriveresti dal punto di vista emotivo, in tre parole? Libertà, contrapposta alla sensazione di essere trattenuti dalle sonorità dark. E pulsante. Tutto quello che ho sentito delle tue ultime produzioni grida al futuro dal punto di vista della composizione, ma in particolare mi hanno colpita proprio il suono e l’utilizzo della batteria di Beccaro. È un sound che viene dal rock, dalla musica elettronica, soprattutto in questo album, dove Andrea ha destrutturato ulteriormente le parti di batteria, lavorando sui singoli suoni e sui groove che ha costruito, come se fosse una batteria elettronica. Tuttavia abbiamo registrato tutto live, senza editing e senza sovra incisioni. Gli ho persino chiesto di suonare contemporaneamente un groove con la mano destra e un sinth con la mano sinistra mentre io suonavo il pianoforte, in “The sample is simple” e in “A good girl”.

E le altre tracce? I titoli sono legati fra loro: “Repetitive clouds” ,“Clima change”, legato alla Terra, così come ”Try to be”, che descrive il mutamento della Terra verso qualcosa dove non può arrivare, “Shaping it”, stiamo modellando la Terra, “no comment”, non ci sono parole per descrivere quello che sta accadendo, “A good girl”, legato all’immagine, all’apparire sui social network, e infine “You can call your therapist”, forse perché fare questo album è una follia…

Dove è stato realizzato l’album? Ho registrato a maggio, a Biella, nello studio di Piergiorgio Miotto. Il disco è poi stato mixato da Björn Meyer, al Green Tube studio di Berna e infine masterizzato da Benoit Bicand, che lavora molto sia con ECM che per il cinema. Alcune sonorità infatti sono molto cinematografiche. Il disco uscirà per Another Music Records, giovane etichetta parigina. Quando potremo sentirlo? Il disco sarà prenotabile dal 17 novembre e acquistabile dal 24 novembre in formato digitale. Dal 21 dicembre sarà disponibile anche su supporto fisico, in vinile. Ed uscirà anche un video del brano “He knows everything”, un clip non convenzionale, senza musicisti in scena, uno short movie realizzato dal regista Vieri Brini. L’evento di presentazione, organizzato in collaborazione con Yamaha presso l’auditorium Parco della musica di Roma, sarà il 22 novembre. E in quell’occasione avrò il piacere di suonare per la seconda volta su un CFX.

Chi Sono – Marta Caldara Concertista, formatrice, dimostratrice. Qualsiasi attività preveda l’utilizzo di un pianoforte mi trova sempre coinvolta in prima linea! Adoro l’atmosfera del live e centinaia sono i progetti di questo tipo che mi vedono impegnata. In questo blog vi terrò aggiornati sui progetti e sulle ultime novità dal mondo Yamaha.

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