Il compromesso del temperamento equabile

Pianoforti Tastiere

Negli stessi anni in cui Copernico sgretolava ogni certezza circa la centralità della Terra nel Cosmo, una bomba esplodeva anche in campo musicale, quando nel 1519 Willaert compose appositamente un brano che non funzionava né con la scala giusta né con le scale misotoniche, ma con il temperamento equabile, una suddivisione in 12 parti uguali dell’ottava, difficile da concepire anche dal punto di vista matematico, ma soprattutto difficile da accettare per l’orecchio.

Nei due secoli successivi tutti gli uomini di filosofia e di scienza dissero la loro:

  • Vincenzo Galilei iniziò a studiare lo spessore, il materiale e la tensione delle corde, oltre che la loro lunghezza, e propose un universo di numeri infiniti;
  • il figlio Galileo studiò il moto di oscillazione delle corde (oltre che dei pendoli) e li mise in relazione con le consonanze gradite all’orecchio: ne risultò che l’ottava è un intervallo “privo di brio”;
  • Keplero, ossessionato dal suono delle sfere celesti, paragonava la nuova polifonia al moto dei cieli;
  • a Oxford la scoperta degli armonici (ovvero dei suoni che sprigionano naturalmente una quinta, un’ottava, una terza sopra rispetto al suono originale) sembrava confermare la teoria che esistano suoni “puri” e “perfetti”,
  • mentre quando il fisico Bernoulli scoprì che la serie degli armonici si sviluppa fino a suoni fortemente dissonanti, sembrò invece invalidarla;
  • Descartes definiva il temperamento una violazione della natura, mentre la bellezza o meno degli intervalli era per lui “una questione soggettiva”,
  • Newton, il più noto tra gli scienziati empirici, rimase fedele all’idea che le consonanze perfette fossero quelle date dalla Natura, proponendo tastiere che offrissero più soluzioni.

Quello che mi ha sempre colpito di questa faccenda è che per secoli i compositori non avessero un sistema di note univoco per comporre. È come per un architetto non avere le unità di misura o i numeri stessi, per un pittore non avere i colori, per un poeta la grammatica… Ognuno costruiva un insieme di suoni con il quale comporre il proprio brano, ma il sistema dell’uno rovinava il brano dell’altro. E improvvisamente il temperamento equabile aggiustava tutto, ma rendendo tutto tremendamente piatto.

Per ovviare questa brutta sensazione, il teorico Werckmeister nel 1681 sviluppò un sistema che chiamò “ben temperato”, che aggiustava qualcosa, ma finì per preferire lui stesso il temperamento equabile. Intanto compositori quali Pachelbel e Bach iniziavano a scrivere brani in tutte le tonalità possibili (la monumentale opera Il Clavicembalo ben temperato, in cui Bach dedicava un preludio e una fuga a tutte e dodici le tonalità, maggiori e minori, non si sa con certezza se fosse dedicata al temperamento equabile, a quello di Werckmeiter, o se nascondesse una particolare accordatura creata da Bach stesso, la cui chiave di lettura è nascosta nel frontespizio decorativo della copertina: uno dei tanti enigmi lasciati dal compositore e scoperta solo in tempi recenti).

Ormai la nuova accordatura si affermava, complice il moderno gusto per i cambi di tonalità repentini, che come colpi di scena, preparavano lo sviluppo della forma sonata classica e accoglievano la nascita dello strumento principe dei due secoli successivi: il pianoforte.

Ciò che oggi noi diamo per scontato, il sistema sul quale affiniamo il nostro orecchio, intoniamo la nostra voce e i nostri strumenti, è il frutto di un compromesso che in qualche modo deludeva tutti, togliendo brillantezza e purezza alla musica.

Certo Chopin non avrebbe potuto decorare i propri notturni con tutti quei cromatismi, Schumann non ci avrebbe incantato con i suoi mirabili e vertiginosi cambi di armonia, Rimskij-Korsakov non avrebbe mai composto il Volo del Calabrone e non si sarebbe mai arrivati a sperimentare la dodecafonia… Ma lo splendore e la profondità della musica non temperata, oggi, non ce li possiamo neanche immaginare.

Se questa storia vi è piaciuta, vi consiglio di leggere il libro “Temperamento” di Stuart Isacoff, in cui troverete molti approfondimenti interessanti!

 

Chi Sono – Marta Caldara Concertista, formatrice, dimostratrice. Qualsiasi attività preveda l’utilizzo di un pianoforte mi trova sempre coinvolta in prima linea! Adoro l’atmosfera del live e centinaia sono i progetti di questo tipo che mi vedono impegnata. In questo blog vi terrò aggiornati sui progetti e sulle ultime novità dal mondo Yamaha.

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9 Commenti

  1. Avatar

    + leggo + mi interesso al pianoforte. Brava, aggiornami

  2. Avatar

    È un libri interessantissimo che. Tengo sempre a portata di mano

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