Come ottenere il massimo dal tuo vinile e farlo suonare meglio di un CD

Redazione Yamaha

Che il vinile sia tornato di moda non è una novità. Secondo gli ultimi dati, relativi al mercato del 2017, il supporto analogico per eccellenza ha totalizzato in Italia vendite per 16 milioni di euro, pari a quasi il 10% dell’intero mercato musicale e, soprattutto, ha mostrato un tasso di crescita del 50% rispetto all’anno precedente. Il vinile non ha alcuna intenzione di impensierire chi domina questa classifica, ovvero la musica liquida (soprattutto in streaming), ma il fenomeno resta importante, particolare e ‘pericoloso’ per l’icona della musica su supporto fisico, ovvero per il CD.

MusicCast VINYL 500: il giradischi smart

Difficile, se non impossibile, comprenderne a fondo i motivi, che solo marginalmente rientrano nella sfera tecnica e vanno invece ricercati nella voglia (per alcuni) di impostare con la musica un rapporto diverso dall’attuale, più sano e soprattutto rispettoso. Il vinile è uno supporto tangibile, anche voluminoso, occupa spazio: bisogna volerlo davvero per portarselo in casa, a differenza delle decine di milioni di brani che popolano Spotify e che ‘skippiamo’ dopo pochi secondi come se nulla fosse. Il vinile costringe l’utente a un ascolto serio, concentrato: che sia un capolavoro classico o l’ultimo album di una rock band, il vinile ne offre un’interpretazione unica; ruvida per certi aspetti, imperfetta, ma anche estremamente affascinante. Non si può saltare da una canzone all’altra lasciando scorrere una playlist di brani che non sappiamo di chi siano e perché siano lì: se si ascolta un vinile, il contatto con la musica è ravvicinato, è rispettoso. Anche perché del disco bisogna prendersene cura: va pulito, va messo insieme agli altri di modo tale che occupi una posizione consona, va protetto dai segni del tempo e di una testina non ben bilanciata. In più, costa. Sembra strano, ma questo è un fattore determinante: a differenza della musica liquida, dove le formule dello streaming propongono infiniti database di brani musicali per un prezzo fisso mensile, qui si compra il singolo album, e non si spende neppure pochissimo: se lo si acquista, si è disposti a prendersene cura.

Tecnicamente parlando, si potrebbe discutere all’infinito. Da un lato c’è chi sostiene la centralità dell’elemento tecnico sulla qualità percepita della musica, dall’altro chi ritiene che il vinile, con i suoi solchi millimetrici e le sue imperfezioni, sia ancora la miglior rappresentazione possibile in termini di musicalità. Che poi è lo scopo finale della fruizione. Secondo gli appassionati, la musica analogica, rifuggendo dalla ‘scomposizione’ in un’infinità di bit, resta in assoluto il modo migliore per godere di un fenomeno che in natura è analogico e come tale va trattato: si parla di un sound più caldo, più dinamico, più bello ed emozionante. I vinili suonano diversamente non solo perché vengono riprodotti con impianti differenti – concetto ben chiaro anche alla musica digitale -, ma anche perché sono stampe diverse, con differenti stati di conservazione, addirittura perché sono destinati a mercati diversi.

Chi invece sostiene appieno le “ragioni” della tecnologia contemporanea, spiega che i “loro” bit servono per rappresentare l’essenza musicale con straordinaria precisione, di molto superiore rispetto a quanto possa fare un supporto anziano e con tutte le imperfezioni di cui il mondo analogico è pieno. Chi ha ragione? Nessuno ed entrambi. Sono semplicemente due modi diversi di vivere l’esperienza musicale: una più old fashioned ma con ancora tantissimi motivi di sopravvivenza (qualità audio inclusa, s’intende), l’altra proiettata verso un futuro fatto di perfezione digitale. Ma con un po’ meno d’anima.

Ottenere il massimo dal tuo vinile: ecco come fare

Questioni filosofiche a parte, non c’è dubbio che la qualità sonora di un buon impianto basato su un giradischi di qualità (come lo Yamaha MusicCast Vinyl 500) sia comparabile con un impianto analogo ma basato su una sorgente CD. A differenza di quest’ultimo caso, dove le regolazioni della sorgente sono pressoché nulle, ci sono diversi parametri che influenzano la qualità sonora di un vinile, ed è proprio la gestione di questi aspetti ad essere considerata un’inutile seccatura da molti e parte del fascino del vinile dagli appassionati.

Il relax con l’audio di MusicCast VINYL 500

A differenza di qualsiasi riproduttore digitale, dal CD al Blu-ray, il giradischi non può essere messo dove si vuole: occorre fare attenzione all’assenza di ogni genere di vibrazione che possa in qualche modo interferire col segnale rilevato dalla puntina. Quindi evitare un posizionamento prossimo ai diffusori e soprattutto al subwoofer, che sotto questo profilo è estremamente invasivo. Occhio quindi al piano su cui si appoggia il giradischi: se conduce facilmente le vibrazioni, si parte col piede sbagliato. Se il budget lo consente, meglio rivolgersi a mobiletti fatti apposta oppure posizionarlo su una mensola sollevata da terra: supponendo che non sia a due passi dal sub, questo è un buon modo per evitare altre interferenze, soprattutto quelle dei passi o degli animali che vagano per casa. Per non partire col piede sbagliato, oltretutto, la base dovrebbe essere perfettamente in piano: qui viene utile la classica livella e un po’ di gioco sui piedini del giradischi. Lo scopo è che la struttura sia in linea con il piano d’appoggio e che sia chiaramente stabile.

Quanto appena descritto è solo il punto di partenza: non vogliamo andare sul tecnico, non è lo scopo di questo articolo, ma il bello del vinile è la sua capacità di esprimere sfumature sonore diverse sulla base di piccole regolazioni che, ai fini della qualità complessiva, possono fare la differenza e sono del tutto sconosciute ai supporti digitali. Per esempio, tra le varie operazioni di setup è fondamentale regolare l’altezza del braccio, facendo in modo che sia parallelo o leggermente più alto rispetto al punto d’appoggio della puntina sul solco del supporto (regola comunque soggettiva e anche dipendente dai gusti dell’utente); dopo si passa alla regolazione della forza d’appoggio e all’antiskating, il primo per fissare la pressione con cui la puntina si appoggia sui solchi del disco, il secondo per contrastare la forza centripeta che, durante l’esercizio, attrae la puntina verso il centro del disco. Per il primo, tra l’altro, gli audiofili sono soliti usare una bilancina di precisione, anche perché dalla forza d’appoggio dipendono non solo alcune sfumature sonore, ma anche la durata nel tempo della testina e dei dischi. Paradossalmente, in questa fase è meglio optare per un appoggio vigoroso ma stabile piuttosto che uno leggero che permetta alla puntina di vagare tra i solchi causando danni irreversibili.

Non solo: bisogna poi bisogna allineare la testina, valutare la qualità e la lunghezza dei cavi e, ovviamente, affiancare al giradischi un impianto consono. Se tutte queste indicazioni vengono rispettate, per pareggiare (o vincere, a seconda dei punti di vista) la sfida col CD manca solo un aspetto: la cura del disco.

Mai mettere i dischi uno sopra l’altro

 

Titolo provocatorio, ma (immaginiamo) efficace. Una cosa che chi è cresciuto a ‘pane e CD’, passando poi ad iTunes e Spotify, non conosce è la necessità di trattare con cura e rispetto i supporti musicali. Per carità, un CD trattato male potrebbe non suonare, ma essendo una manifestazione del mondo digitale ha solo due stati: funzionante o non funzionante. Il disco in vinile va invece trattato bene perché basta un minuscolo granello di polvere, anche invisibile all’occhio, per introdurre una piccola distorsione avvertibile. Quindi la cura del supporto è fondamentale tanto quanto il setup del giradischi e la sua corretta manutenzione: per esempio i dischi vanno affiancati verticalmente, mai messi uno sull’altro. Semplicemente perché la pressione può rovinare i solchi. Poi bisogna verificare che tutti i dischi siano dotati della classica busta interna di protezione, meglio se di materiale morbido che non graffi il disco e non introduca inutile e dannosa elettricità statica. Il supporto non deve accumulare polvere (responsabile dei ‘click’ durante la riproduzione) e va pulito con costanza: panni antistatici o le spazzole antistatiche, ma sono anche disponibili sul mercato dei kit per la pulizia della puntina e anche ‘pistole’ per la rimozione dell’elettricità statica dalla superficie dei vinili. Posto che il metodo più efficace per la pulizia, ma al tempo stesso il più delicato, è il lavaggio, per questa operazione si possono usare strumenti casalinghi oppure impiegare dispositivi ad hoc per la pulizia dei vinili, a garanzia del miglior risultato possibile.

A questo punto, non resta che accomodarsi in poltrona e gustarsi l’album. Dall’inizio alla fine, come si faceva una volta.