Impianto audio compatto: grandi emozioni, piccolo ingombro

Redazione Yamaha

Chi ama il cinema sogna di replicare le emozioni della sala all’interno del proprio ambiente domestico. D’altronde il concetto stesso di Cinema in casa ha più di 20 anni e il suo scopo è sempre stato quello di fornire allo spettatore un senso di coinvolgimento quanto meno analogo a quello del grande schermo. Il problema, se così lo possiamo definire, è che all’epoca per realizzare un bell’impianto 5.1 c’era bisogno sia di un discreto budget, sia – soprattutto – di spazio. Per simulare la sala cinematografica, infatti, occorrevano 5 diffusori, meglio se full range, e un subwoofer, più almeno un sintoampli e una sorgente, tipicamente un DVD o un Blu-ray nell’era post-2006.

A un certo punto qualcuno pensò che le soluzioni Home Theater avrebbero avuto molta più diffusione se solo fossero state più compatte e – soprattutto – facilmente ‘integrabili’ nell’arredamento di casa. Fu così che nacque il concetto di impianto compatto o ‘Home Theater in a box’, ovvero un solo prodotto comprensivo di sorgente e sezione di amplificazione – di solito riunite in un unico chassis -, più tutti i diffusori. Essendo il prodotto incentrato sulla compattezza, questi non potevano essere dei poderosi modelli da pavimento ma assumevano le sembianze di cinque satelliti, cui aggiungere l’immancabile subwoofer da nascondere all’interno della stanza. A livello qualitativo, il satellite non è strutturalmente idoneo a reggere il confronto con un diffusore full range di ampie dimensioni, ma alla fine il bilanciamento tra qualità più che accettabile, compattezza, facilità di installazione e costo contenuto piacque molto alle persone e determinò l’incremento di diffusione dell’Home Theater.

Soundbar, il massimo Home Cinema “tutto in uno” e soundbar

Il concetto di Home Theater ‘in a box’ (o ‘tutto in uno’ che dir si voglia) è arrivato fino ad oggi: sul mercato troviamo kit completi di diffusori per impianti 5.1, 7.1 o oltre, oppure impianti comprensivi anche si sezione di amplificazione e/o sorgente, come lo Yamaha YHT-4950. Rispetto agli albori, il concetto non cambia: un impianto ‘tutto in uno’ rende l’installazione un gioco da ragazzi e mantiene gli ingombri contenuti; in più, un impianto di ultima generazione offre tutto l’arsenale tecnologico targato 2019 e comprensivo di connettività wireless, accesso ai servizi di streaming e, nel caso dell’offerta Yamaha, anche compatibilità MusicCast.

L’impianto Home Theater connesso: Yamaha YHT-4950

Eppure, qualcuno ritenne che ridurre le dimensioni dei diffusori non fosse sufficiente: volevano un suono avvolgente ed emozionante, ma senza ‘casse’ per la stanza. Per loro, e per tutti quelli che si lamentavano della pessima qualità audio del TV, vennero sviluppate le soundbar: all’interno di un solo chassis, solitamente rifinito e dal design curato, trova spazio un impianto audio completo, comprensivo di amplificazione e diffusori integrati. La si appoggia sotto il TV e si ottiene un primo obiettivo: migliorare sensibilmente la qualità audio del televisore, che non può essere di alto livello a causa dei limiti strutturali dell’apparecchio, inadatto a ospitare diffusori di un certo volume.

In realtà, la soundbar è un perfetto esempio di Home Theater “salvaspazio”: grazie all’orientamento e al posizionamento dei diffusori nello chassis, la soundbar può (da sola) creare un ambiente sonoro coinvolgente sfruttando le riflessioni dalle pareti della stanza. Oppure, per rendere il quadro ancor più realistico ed emozionante, è possibile integrare in ambiente qualche diffusore di supporto, per esempio alle spalle dello spettatore. Per quanto riguarda le possibilità di configurazione, dipende tutto da un modello all’altro: per esempio, MusicCast Bar 40 di Yamaha supporta DTS Virtual:X e Dolby Audio e garantisce così un suono avvolgente da qualsiasi sorgente, che sia un DVD o un servizio di streaming come Netflix o Prime Video.

Minimo ingombro e prestazioni assolute per la BAR 400

Solitamente le soundbar, e qui citiamo Yamaha MusicCast Bar 400, si ‘appoggiano’ a un subwoofer per l’emissione di basse frequenze, diffusore cui solitamente si connettono senza fili per evitare situazioni esteticamente poco piacevoli. Fatto sta che con una soundbar, o meglio con un modello specifico di soundbar, è possibile ricreare in casa le emozioni del cinema evitando completamente (o parzialmente) l’inserimento di altri diffusori nella stanza; tutto ciò rappresenta il miglior compromesso possibile tra prestazioni e facilità di integrazione in ambiente.

Il bello del wireless

Parallelamente al concetto di Home Theater ‘in a box’ iniziarono ad essere proposte le prime soluzioni wireless. I vantaggi della connettività senza fili sull’ingombro e quindi sul fascino delle soluzioni sono evidenti: far passare fili per casa non aumenta il volume dell’impianto ma la percezione di ingombro ne risente, eccome. Primi candidati alla connettività wireless furono i diffusori posteriori: pur necessitando di una presa di corrente per l’alimentazione (meglio se due), essi ricevono il segnale audio da riprodurre dal modulo centrale di amplificazione, col quale si collegano senza bisogno di alcun cavo.

MusicCast 20: smart speaker senza fili

La connettività wireless è un trend che, nell’ultimo decennio, non ha mai conosciuto attimi di crisi: lo testimoniano gli speaker wireless di cui ormai sono piene le case e che vanno da un Amazon Echo – reso celebre dall’assistente virtuale integrato, Alexa – a uno Yamaha MusicCast 20, che proprio grazie alla tecnologia senza fili MusicCast, sarà anche compatibile con i controlli vocali. Ma tornando un attimo all’ Home Theater, proprio MusicCast permette un ulteriore passo avanti nel concetto di impianto “salvaspazio”: se l’amplificatore di cui si dispone è dotato di tecnologia MusicCast Surround, come lo Yamaha RX-A1080, è possibile aggiungere all’impianto uno o più diffusori senza fili come il citato MusicCast 20 da usare come canali posteriori di un impianto multicanale.   

Il surround senza fili con 2 MusicCast 20 e MusicCast BAR

Non solo: ai fini del minor ingombro possibile, bisogna sapere che la stessa tecnologia (MusicCast Surround) è usata anche dalle soundbar come il modello Yamaha MusicCast BAR 400. In termini pratici, il risultato può essere eccezionale: soundbar e i diffusori MusicCast possono lavorare in modo del tutto indipendente realizzando un impianto multiroom (per esempio, la soundbar sotto il TV e gli altri diffusori nelle varie stanze), ma quando si decide di accendere il TV e gustarsi un bel film d’azione, basta spostare i piccoli diffusori MusicCast e metterli alle spalle dello spettatore per realizzare un quadro sonoro davvero simile a quello cinematografico. Con tutti i vantaggi del caso: compattezza, scarso ingombro, eleganza estetica e zero cavi per la stanza. Più ‘salvaspazio’ di così…

 

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