Musica in tutta la casa con Alexa e Google Assistant

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Tra le tendenze tecnologiche più gettonate del momento ci sono senza dubbio gli assistenti vocali. Non c’è infatti bisogno di essere appassionati di tecnologia per aver sentito parlare di Siri, Alexa e Google Assistant, che a tutti gli effetti sono le più evolute manifestazioni di intelligenza artificiale messa a disposizione del grande pubblico.

Anche se gli utenti tendono a confondere l’assistente virtuale con il prodotto che lo contiene (di solito uno smart speaker), tecnicamente si tratta di un software con il quale le persone interagiscono tramite comandi vocali. Un software molto intelligente, oltretutto, un chatbot simile a quelli che le aziende usano su Facebook per gestire il rapporto coi clienti ma con la particolarità di comprendere e interagire a voce con le persone.

Ad Alexa, per esempio, si può chiedere di tutto: le previsioni meteo, accendere e spegnere le luci in casa, attivare una videocamera smart, ma anche riprodurre i brani del proprio artista preferito. In questo scorgiamo un primo contatto tra il mondo degli assistenti virtuali e quello della musica: per esempio, quando chiediamo ad Alexa “riproduci un brano hard rock”, il suo primo compito è comprendere le nostre intenzioni, e solo in un secondo momento eseguire la richiesta. Per la prima, e forse più complessa fase del processo, l’assistente virtuale si affida a sofisticati algoritmi di Natural Language Processing il cui scopo è, appunto, quello di permettere al software di comprendere il linguaggio naturale delle persone: se questa tecnologia non esistesse, per farci capire dovremmo usare frasi predefinite. Invece, con Siri, Alexa e Google Assistant possiamo rivolgerci nello stesso modo con cui parleremmo ad un amico.

Compreso il senso della richiesta, l’assistente virtuale si interfaccia con una piattaforma di streaming collegata, consulta il suo database e, se trova una risposta alla richiesta (che può essere un brano specifico, una playlist o anche un consiglio), riproduce il brano relativo. Questo processo è identico per tutte le attività dell’assistente: dalla consultazione del meteo alle previsioni delle partite di calcio, dall’accensione delle luci in una stanza all’attivazione di complessi “scenari” che coinvolgono diversi dispositivi di smart home.

 Musica, Alexa e Google Assistant: il ruolo degli smart speaker

Basta consultare qualsiasi catalogo di dispositivi hi-tech per trovare ovunque certifiche di compatibilità con gli assistenti virtuali, che nella fattispecie sono Siri, Alexa e Google Assistant.

In realtà, però, il concetto di “certifica” va quanto meno approfondito. In relazione agli assistenti virtuali esistono due categorie di prodotti: quelli con l’assistente integrato e quelli “compatibili” con esso. La differenza non è cosa da poco: nel primo caso, che di solito contraddistingue gli smart speaker (ma anche alcune TV, per esempio), l’assistente virtuale è integrato nel prodotto e lo si può usare per chiedergli informazioni o per controllare gli altri prodotti della smart home. Dovendo permettere l’accesso diretto all’assistente, è fondamentale che il prodotto abbia un microfono – deve capire cosa gli stiamo chiedendo – e uno speaker con cui interagire: ecco perché, per esempio, Alexa è integrata in Amazon Echo, che è a tutti gli effetti uno smart speaker, e lo stesso vale per Google Assistant integrato in Google Home. Stesso identico discorso per Siri, che è integrata in quasi tutti i dispositivi Apple, da iPhone ad iPad, da iMac ai MacBook, con l’aggiunta dello smart speaker HomePod che però non è ancora disponibile in Italia. In tutti questi casi, basta “chiamare” l’assistente virtuale e poi interagire con lui: fine.

Seconda categoria, ben più corposa, è quella dei dispositivi “compatibili” con gli assistenti virtuali, che cioè non lo integrano ma possono essere controllati da lui, che evidentemente è presente in un altro dispositivo. Alcuni esempi? Una presa smart, per esempio: non si può interagire direttamente con essa, ma se è compatibile con Alexa e in casa abbiamo un Amazon Echo, possiamo usare Echo per controllare le funzionalità della presa. Lo stesso vale per dozzine di altri prodotti: le lampadine smart, gli apparecchi hi-fi e home theater, la maggior parte dei TV (a parte quelli con l’assistente integrato), sistemi di videosorveglianza e via dicendo.

Come ascoltare musica con un assistente virtuale

Tornando alla musica, il rapporto diretto con l’assistente virtuale passa spesso e volentieri dallo smart speaker, che è la primaria fonte di interazione. La maggior parte delle persone si ferma lì: collega il proprio account Spotify (o Amazon Music…) all’assistente virtuale e poi gli chiede di riprodurre i brani del proprio artista preferito.

Così facendo, però, ci si perde buona parte delle funzionalità innovative e, soprattutto, la possibilità di distribuire l’audio in tutti gli ambienti di casa. Come fare, quindi? Per prima cosa, c’è bisogno dei dispositivi giusti: almeno uno con l’assistente integrato e tanti compatibili distribuiti nelle stanza di casa. Il primo, come detto, può essere un Echo, un Google Home, un Mac e via dicendo. Per quanto riguarda i “compatibili”, invece, il caso più interessante è rappresentato da MusicCast di Yamaha, che non è un prodotto ma è una tecnologia multiroom che lega svariati dispositivi come soundbar, sintoamplificatori, addirittura lettori CD e giradischi del medesimo brand.

Recentemente, tutti i prodotti MusicCast sono stati resi compatibile con Alexa e Google Assistant (quest’ultimo tramite aggiornamento nel corso del 2019) . Questo significa che, se si dispone di un prodotto con l’assistente integrato (tipo Echo o Google Home Mini, per esempio) si possono controllare a voce tutti gli apparecchi dell’impianto multiroom basato su tecnologia MusicCast. Alcuni esempi: si può chiedere ad Alexa e Google Assistant di andare al brano successivo nell’impianto della cucina, di abbassare il volume in sala, di cambiare l’ingresso nel sintoamplificatore della stanza dei ragazzi. Tutto rigorosamente con comandi vocali.

Il controllo vocale con MusicCast funziona anche quando configurate la vostra soundbar (BAR400 ad esempio) e il vostro sintoamplificatore (per es. quelli della serie AVENTAGE, come RX-A780) con MusicCast Surround. In pratica quando si abbinano 2 MusicCast 20 (oppure MusicCast 50) a uno di questi prodotti, è possibile gestire il tutto via comandi vocali con Alexa, tramite l’apposita Skill MusicCast Smart Home. Più avanti verrà rilasciata la Skill MusicCast per comandi personalizzati che consentono un controllo più avanzato dei prodotti.

In termini di comodità e semplicità d’uso, il passo avanti rispetto al passato è davvero notevole. Oggi basta installare uno smart speaker in mezzo all’appartamento, riempirlo di dispositivi compatibili e fare di tutto con i comandi vocali: riprodurre brani sui dispositivi MusicCast, alzare e abbassare le tapparelle, accendere le luci, regolare la temperatura del climatizzatore e via dicendo. Ma bisogna considerare anche un altro aspetto molto interessante: essendo basato sull’intelligenza artificiale (Machine Learning, per l’esattezza), caratteristica centrale dell’assistente virtuale è la sua evoluzione; all’interno della smart home, le funzionalità accessibili oggi non sono che una frazione di quelle che lo stesso assistente permetterà domani. E a differenza di tanti altri dispositivi, non dovrà neppure cambiarlo per avere sempre la versione più evoluta e avanzata. Chi ha acquistato un Echo lo sa bene: il suo assistente migliora di mese in mese, e anche le funzionalità di controllo degli impianti musicali saranno sempre di più e migliori.

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