Musica in streaming

Musica gratis e legale, un obiettivo possibile. Ecco come fare

Emanuele Villa

Se è vero che la musica è diventata ‘liquida’ da un bel po’ di tempo, questo non significa che sia possibile ascoltarla gratuitamente senza limitazioni. Chi ha seguito l’evoluzione del fenomeno durante i primi anni 2000 ricorderà di sicuro il fenomeno Napster e le crociate di artisti (celebre quella dei Metallica) e associazioni contro lo scaricamento illegale dei brani, considerato il principale imputato del rapido declino dell’industria musicale.

Posto che l’evoluzione tecnologica è inarrestabile e non sarebbe mai stato possibile agire in modo repressivo contro un fenomeno di tale portata, la soluzione è arrivata prima con il download legale di brani audio, poi con le piattaforme di streaming. iTunes è l’icona del primo fenomeno, Spotify del secondo.

Oggi, pur in pieno risorgimento del supporto fisico (soprattutto del vinile), siamo senza dubbio nell’era dello streaming: lo scaricamento di brani sul proprio dispositivo, tanto in voga negli anni 2000, è stato soppiantato dall’ascolto in tempo reale, reso possibile dal miglioramento delle connessioni a Internet, soprattutto quelle mobili.  Oggi è normalissimo ascoltare gli album il giorno stesso della loro uscita tramite un’infinità di dispositivi: lo smartphone resta quello principale, ma l’accesso alle piattaforme di streaming è possibile anche dall’impianto del salotto tramite un lettore Blu-ray, un sintoampli (come l’RX-A3080 di Yamaha) o una console, ma anche dall’auto, dal proprio TV e da tutti quei dispositivi in qualche modo connessi all’intrattenimento domestico o outdoor.

Musica gratis e legale: tutte le opzioni

Il fatto che siano cambiati gli strumenti e le modalità di fruizione della musica non significa che tutto sia diventato gratis. Al massimo è cambiato il modello di business: dalla vendita diretta del supporto fisico o del file audio si è passati all’abbonamento mensile che comprende tutti i brani, tutte le uscite e tutto il catalogo. Tutto, insomma. E qui il merito è di Spotify, che guarda caso resta la piattaforma di musica liquida n.1 al mondo.

Ma torniamo al discorso iniziale: è possibile, all’alba del 2019, ascoltare legalmente musica senza pagare l’abbonamento mensile? La domanda è legittima: non tutti sono appassionati di musica o trascorrono in sua compagnia diverso tempo, c’è anche chi vuole un semplice sottofondo o fare un ascolto “casual” ogni tanto, cosa che non giustifica i classici 10 euro al mese degli abbonamenti Premium.

La risposta è affermativa, ma con limitazioni: così come non si può sperare che esista una piattaforma gratuita con decine di milioni di brani liberamente ascoltabili da ogni dispositivo, non è neppure vero che si debba per forza pagare per essere circondati dalla propria musica preferita. Ci sono tante vie di mezzo.

Spotify e Deezer: c’è l’opzione ‘free’

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Controllo della musica tramite smartphone

Sia Spotify che Deezer, volti noti dello streaming musicale, puntano le proprie carte sull’abbonamento Premium, che per 10 euro al mese permette l’accesso all’intero catalogo di milioni di brani da tutti i dispositivi.

Fin dagli albori, Spotify ha anche permesso ai propri utenti di registrarsi e accedere a una versione gratuita del proprio servizio. Visto che all’epoca la maggior parte degli accessi avveniva da PC desktop (cosa poi ribaltata negli ultimi anni), Spotify decise di permettere alle persone l’accesso al catalogo senza particolari limiti ma con delle pubblicità tra le canzoni: all’epoca, però, per ascoltarle via smartphone era necessario l’abbonamento Premium. Successivamente, l’azienda decise di aprire il servizio gratuito anche agli utenti ‘mobile’, ovvero alla stragrande maggioranza; era peraltro ovvio fin da subito che il semplice deterrente della pubblicità tra i brani non sarebbe stato sufficiente per spingere le persone verso l’abbonamento Premium. L’azienda decise così di permettere l’accesso gratuito ai brani in mobilità, ma solo in riproduzione casuale. In pratica tu scegli la tua playlist, ma poi l’ordine di riproduzione lo sceglie Spotify.

Oggi, a dire il vero, la situazione è un po’ più variegata: gratuitamente è possibile ascoltare playlist in modalità casuale e con un numero limitato di avanzamenti tra i brani nell’unità di tempo. In più ci sono le playlist realizzate ad hoc che non subiscono nessuno dei limiti citati: possono essere ascoltate senza limitazioni, saltando da un brano all’altro come se si avesse un abbonamento Premium.

In questo modo, Spotify punta a ottenere diversi risultati: consolidare la propria leadership acquisendo un numero sempre maggiore di clienti, creare un modello di business sostenibile nel versante gratuito e, ovviamente, ‘traghettare’ gli appassionati di musica verso l’abbonamento mensile.

Discorso tutto sommato analogo per uno dei competitor più agguerriti, Deezer. Nonostante l’evoluzione un po’ diversa, oggi le due piattaforme condividono la medesima visione per quanto concerne la riproduzione gratuita di musica. In Deezer, enorme piattaforma da 53 milioni di brani, è possibile ascoltare musica gratuitamente da PC mediante l’inserimento di spot pubblicitari tra i brani, mentre da mobile l’ascolto è possibile solo in modalità shuffle (casuale) e con un massimo di 6 salti di brano all’ora. Deezer, così come Spotify, non permette lo scaricamento dei brani e l’ascolto ‘offline’ agli utenti del proprio piano gratuito.

A supporto pratico di questo scenario ci sono le tecnologie audio multiroom, come quella di Yamaha MusicCast, che integra nella propria App per dispositivi mobili i principali servizi in streaming. Una volta sottoscritto l’abbonamento è possibile accedervi direttamente e condividere la musica via App verso ogni dispositivo MusicCast, in ogni stanza, senza alcun cavo.

Amazon Prime Music, il preferito da Alexa

Amazon Music è un caso un po’ particolare. Nel senso che la piattaforma non è formalmente gratuita, ma una versione ‘base’ con 2 milioni di brani è accessibile (senza sovrapprezzo) a tutti i clienti Amazon Prime. Un po’ come capita con Prime Video per i film e le serie TV. Anche qui ci sono dei limiti, ma sono diversi rispetto a quelli di Deezer e di Spotify: posto che il catalogo è decisamente più limitato (2 milioni di brani contro decine e decine di milioni), qui si può ascoltare quello che si vuole, con qualsiasi dispositivo, saltando i brani a piacimento e scaricandoseli anche sul proprio dispositivo. Ma con il limite delle 40 ore mensili; oltre, è necessario passare a Music Unlimited che, per 9,99 euro al mese (o versione famiglia da 14,99 euro), offre un catalogo da 50 milioni di brani e nessuno dei limiti di cui sopra.

SoundCloud, per chi si vuole far conoscere

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MusicCast 50. Streaming di alta qualità.

Posto che la filosofia delle piattaforme di streaming è quasi sempre la stessa, ce n’è una che si differenzia nettamente dalle altre: SoundCloud. Non si tratta, a onor del vero, di una piattaforma commerciale di streaming come le precedenti ma di un social network musicale, di una piattaforma di distribuzione.

SoundCloud viene usato dalle persone per scoprire nuove proposte, soprattutto in ambito underground, e dagli artisti per pubblicare i propri prodotti e farsi conoscere dal grande pubblico. Dal punto di vista di chi ascolta non ci sono le limitazioni delle classiche piattaforme, bensì di catalogo: qui le persone possono ascoltare quello che gli artisti e le etichette decidono di condividere, il che non corrisponde – soprattutto per artisti affermati – al proprio intero repertorio. Gli artisti ‘da classifica’ sono comunque presenti e permettono l’accesso a diversi brani, anche se la piattaforma completa – che si chiama SoundCloud Go+ – non è ancora accessibile in Italia.

La radio è più viva che mai: TuneIN

Il mondo musicale del 2019 non è solo Spotify, Apple Music e le altre piattaforme di streaming: ci sono i brani da scaricare (legalmente), i podcast e anche la ‘cara e vecchia’ radio, che nel corso degli anni è diventata sempre più digitale e distribuita via web. La radio è lo strumento di ascolto musicale gratuito per antonomasia: ci sono le pubblicità, certo, ma il modello di business non ha mai conosciuto una versione a pagamento diretto.

Ogni emittente radiofonica ‘tradizionale’ può essere ascoltata in streaming, e a queste si aggiungono milioni e milioni di web radio sviluppate nel corso degli anni. Qui c’è un’app molto interessante che funge da aggregatore e molto più: si chiama TuneIN, è disponibile gratuitamente per iOS e Android e permette l’accesso free a centinaia di migliaia di radio da tutto il mondo, cui somma anche un’infinità di podcast e la copertura di eventi Live, soprattutto sportivi. In alternativa è possibile scaricare l’app della propria radio preferita e accedere così a tutti i servizi ‘accessori’ che l’emittente ha deciso di riservare ai propri ascoltatori: resta il fatto che un bell’aggregatore come TuneIN, male non fa. Buon ascolto.