Smart Speaker: cosa sono, dove metterli, come usarli

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Gli smart speaker formano uno dei trend più interessanti dell’ultimo periodo. Descriverli è molto semplice: sono piccoli diffusori amplificati, solitamente dal design curato e piacevole, dotati di connettività senza fili alla sorgente musicale e/o alla rete domestica e di funzionalità extra come, in alcuni casi, un assistente virtuale incorporato come Alexa o Google Assistant.

Gli smart speaker sono dunque la declinazione contemporanea dei micro-impianti compatti del passato: quando il ‘dialogo’ tra la sorgente e il diffusore non poteva ancora avvenire senza fili, era necessario incorporare la sorgente (CD, poi magari una chiavetta) all’interno del prodotto, cosa ormai completamente superata. Lo smart speaker supporta infatti (almeno) la connettività Bluetooth, con cui si collega allo smartphone, al notebook o al tablet e riproduce, senza l’ingombro di cavi e cavetti, la musica nella stanza in cui è inserita.

Di Smart Speaker ce ne sono di due tipi: fissi e portatili. Anzi, la stragrande maggioranza è pensata per uso domestico, quindi rientra nella categoria dei ‘fissi’: restano comunque prodotti leggeri e facilmente trasportabili, ma vanno collegati a una presa di corrente. Qualora l’idea sia di usarli durante i weekend fuoriporta o in spiaggia, basta sincerarsi che il proprio modello rientri nell’ambito dei portatili, sia cioè dotato di batteria ricaricabile.

Come funziona uno smart speaker e perché ha così tanto successo

Al di là della qualità musicale, che resta un aspetto fondamentale per differenziare un prodotto dall’altro, l’aspetto fondamentale dello smart speaker (che poi è ciò che lo rende smart) è la connettività senza fili, che non solo lo rende comodo e versatile, ma gli offre un universo di funzionalità accessorie rispetto alla semplice riproduzione musicale.

Yamaha MusicCast 50

Dell’ipotesi più comune si è già detto: la maggior parte delle persone usa lo smart speaker collegandolo allo smartphone, al tablet o al PC per riprodurre la musica dei servizi di streaming come Spotify o Apple Music. Ma alcuni modelli, come MusicCast 20 e  MusicCast 50 di Yamaha, vanno ben oltre e offrono anche connettività Wi-Fi: in questo modo, anziché collegarsi direttamente a una sorgente (come, appunto, lo smartphone), entrano nella rete domestica e possono interagire con tutti i prodotti presenti al loro interno. In questo modo si crea un vero e proprio impianto multiroom, ovvero un sistema in cui gli speaker sono distribuiti nelle varie stanze così come le sorgenti, ma il fatto che facciano tutti parte della stessa rete permette possibilità di interazione mai viste prima. Per esempio, con MusicCast – ovvero la declinazione Yamaha di Multiroom – è possibile riprodurre il CD presente in casa sullo speaker della cucina, oppure il vinile del giradischi del piano di sopra sulla soundbar del salotto sottostante. Il fatto di far tutti parte della medesima rete Wi-Fi rende possibili combinazioni davvero interessanti. Oltre a questo MusicCast aggiunge la funzione MusicCast Surround/Stereo che dona grande versatilità agli smart speaker Yamaha: la possibilità di utilizzare MusicCast 20 e MusicCast 50 come speaker posteriori senza fili, sia con una soundbar MusicCast (Bar40, Bar 400 o ATS-4080) che con un sintoamplificatore AV MusicCast (da RX-V485 in poi), oppure accoppiarli in modalità stereo e goderseli in stereofonia.

E poi ci sono gli speaker con assistente virtuale, in particolare con Alexa e Google Assistant, perché Cortana è uscita dalla competizione e Siri è esclusiva Apple. Anche in questo caso i dispositivi sono distribuibili in due categorie: quelli con gli assistenti virtuali integrati e quelli ‘compatibili’. La differenza è sottile ma importante: i primi hanno Alexa o Google Assistant integrato, il che significa poter chiedere direttamente informazioni o usarli per controllare altri dispositivi domestici, gli altri invece possono essere solo ‘controllati’ da un dispositivo con Alexa integrato. La prima categoria può vivere da sé, la seconda no, nel senso che ci vuole comunque un apparecchio con l’assistente integrato (che potrebbe essere anche solo lo smartphone) che svolga la funzione di master della connessione.

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