Soundbar, la guida all’acquisto: tipi, caratteristiche e come scegliere il modello giusto

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Nel mondo dell’audio e dell’audio/video la nascita di una nuova categoria di prodotto è un evento epocale. Il mercato vive infatti di progressivi miglioramenti, di piccoli ritocchi, di adeguamento di prodotti “tradizionali” alle nuove codifiche e tecnologie. Quando, una quindicina di anni fa, vennero lanciate le prime soundbar furono accolte con un po’ di scetticismo: un prodotto che migliora l’audio del TV è sicuramente utile, ma non potrà mai – in uno chassis compatto e con microscopici diffusori integrati – rimpiazzare i mastodontici impianti Home Theater con sei o più diffusori sparsi per la stanza.

I numeri, però, hanno dato ragione alle soundbar: parliamo di un mercato che, secondo alcune ricerche, dovrebbe toccare (e superare) i 5 miliardi di dollari entro il 2021, a testimonianza di un trend che è stato in crescita costante per almeno un decennio.

Da qui, l’utilità di partire dalle basi e fornire una guida all’acquisto dedicata alle soundbar: perché tutti sanno di cosa si tratta, ma all’interno di un form factor che accomuna la maggior parte dei prodotti trovano spazio tecnologie diverse e soprattutto finalità differenti, che vanno dal miglioramento dell’audio del TV fino alla realizzazione di un cinema in casa completo di tutto. Per approfondire tutta una serie di questioni pratiche, che vanno dall’installazione al posizionamento dei diffusori extra, consigliamo la lettura del nostro approfondimento.

Definire una soundbar non è cosa difficile: è un prodotto compatto, dalla caratteristica forma ‘lunga e stretta’ che si posiziona sotto il TV – o comunque in prossimità – e si fa carico di tutta la gestione dell’audio. La soundbar nasce per sopperire ai classici limiti di qualità sonora dei TV, che nel corso degli anni sono diventati sempre più sottili, senza cornici e installabili a parete, ma hanno dovuto per forza di cose sacrificare un po’ la qualità sonora. Affidare l’audio a un dispositivo esterno ad hoc, compatto, sottile e dotato di tutte le più recenti tecnologie di riproduzione audio, è senza dubbio un grosso passo avanti, che si sente e che, al tempo stesso, non è invasivo nei confronti degli ambienti di casa: basta una soundbar dove prima c’erano amplificatori, casse, fili, cavi e cavetti.

Perché una soundbar conviene?

I vantaggi della soundbar sono indubbi: il miglioramento (e in alcuni casi, il potenziamento) della qualità sonora del TV è netto ed evidente, non occorrono investimenti coraggiosi, l’installazione e la gestione è estremamente semplificata e, come anticipato, non c’è bisogno di riempire la stanza di cavi e cavetti, vero limite delle soluzioni Home Theater complete.

La soundbar Yamaha MusicCast BAR 400

Pur essendo nate per migliorare la qualità audio del TV, le soundbar di oggi possono andare molto oltre e sostituire un vero e proprio impianto audio multicanale, in alcuni casi aggiungendo qualche diffusore wireless nella stanza, ma spesso e volentieri senza bisogno di nessun aiuto. Il “trucco” (se così si può definire) sta nella tecnologia interna alla soundbar, che oltre comprendere una sezione di amplificazione e due o più diffusori (esistono soundbar con decine di altoparlanti), è in grado di direzionare il suono in aree precise dell’ambiente sonoro: in questo modo, e grazie alle naturali riflessioni causate dalle pareti, è possibile localizzare precisamente gli effetti sonori facendo sì che provengano da aree specifiche della stanza dove, in realtà, non c’è nessuno speaker.

Uno dei vantaggi delle soundbar – anzi forse il più importante – è quello di integrare tutto un impianto Home Theater multicanale: troviamo soundbar capaci di gestire 5.1, 7.1 o più canali e di “proiettarli” all’interno del quadro sonoro senza bisogno di diffusori dedicati.

Le tecnologie e i ‘tipi’ di soundbar

Come anticipato, dove le soundbar si assomigliano è a livello estetico, perché dentro sono più le differenze che le somiglianze. La soundbar è un vero e proprio concentrato di tecnologia: volendo schematizzare, la soundbar è la somma di un amplificatore audio/video, tecnologie di connettività e un sistema di diffusori dedicato.

Le differenze tra un prodotto e l’altro possono essere enormi. Si parte con i modelli più compatti e ‘semplici’ dal punto di vista tecnologico, il cui fine è il miglioramento dell’audio del TV: questi modelli supportano solitamente 2 canali (2.0), con la variante 2.1 che prevede l’inserimento in ambiente di un subwoofer, che talvolta è wireless per non impattare negativamente sull’arredamento della stanza. Moltre soundbar, per non affidare nulla all’esterno, sono in grado – grazie a particolari soluzioni tecniche – di integrare il subwoofer all’interno del proprio chassis.

Soundbar Yamaha YSP2700

Il fatto che non integrino decine e decine di speaker non significa che al loro interno ci sia poca tecnologia: molte soundbar (quasi tutte a dire il vero) offrono connettività bluetooth per una connessione rapida ed efficace con dispositivi mobili come smartphone, tablet e notebook, ma soprattutto supportano svariate tecnologie pensate per migliorare la riproduzione sonora (come il Clear Voice Yamaha) e per ricreare un vero e proprio ambiente surround senza i limiti dei componenti separati.

Salendo di livello, troviamo soluzioni pensate non tanto per “migliorare” una situazione già esistente (come l’audio del TV), ma per creare un cinema in casa in modo semplice e con assoluta garanzia di qualità. Anche qui, la ‘magia’ è il coordinamento tra le tecnologie surround integrate e il numero/tipologia di diffusori su cui si può fare affidamento: le soundbar pensate per l’Home Theater sono generalmente compatibili con le codifiche Dolby e DTS, che vengono elaborate al fine di creare un quadro surround virtuale senza bisogno di ulteriori diffusori. I modelli più alti in gamma offrono anche supporto per le più recenti codifiche a oggetti, ovvero Dolby Atmos e DTS:X, che com’è noto prevedono la presenza di diffusori al di sopra degli spettatori: senza speaker dedicati, tutto ciò si ottiene grazie a una potente elaborazione interna e allo sfruttamento delle riflessioni delle pareti, per un risultato che può essere davvero sbalorditivo.

Soundbar come parte dell’impianto smart

Le soundbar supportano tutte le tecnologie di connettività tipiche dell’era “smart”. Abbiamo già detto del bluetooth, ma non è difficile imbattersi in modelli compatibili con la tecnologia AirPlay di Apple e – soprattutto – con capacità di integrazione all’interno della rete domestica Wi-Fi. Questo è determinante perché, grazie alla classica installazione di app nello smartphone (o l’impiego del telecomando dedicato), si può usare la soundbar come impianto su cui riprodurre i brani e le playlist di Spotify o di altre piattaforme di streaming compatibili.

Nel caso specifico di Yamaha, la compabilità Wi-Fi permette alle soundbar di entrare nell’universo MusicCast: se all’interno dell’impianto domestico ci sono sorgenti compatibili con questa tecnologia (che accomuna larga parte dell’offerta Yamaha, arrivando anche ai giradischi), è possibile usare la soundbar come riproduttore sonoro per una sorgente presente in un’altra stanza, magari anche piuttosto distante dalla soundbar, con l’unica necessità di essere nella stessa rete Wi-Fi.

Yamaha MusicCast 20 è ideale per lo streaming audio e può essere usato come diffusore posteriore di un impianto Home Theater grazie alla tecnologia MusicCast Surround

Sempre in casa Yamaha, una menzione specifica va a MusicCast Surround, tecnologia che accomuna molte soundbar presenti in catalogo. Questa tecnologia permette non solo tutti i vantaggi già elencati, ma anche la possibilità di usare i diffusori wireless MusicCast (in particolare, MusicCast 20 e MusicCast 50) come canali posteriori dell’impianto Home Theater. I vantaggi sono evidenti: i due diffusori vengono usati come unità indipendenti per la maggior parte del tempo (magari mettendoli in stanze diverse…), poi quando si guarda un bel film carico di adrenalina, li si porta in sala, li si mette alle spalle dello spettatore e il gioco è fatto.

Come scegliere la soundbar giusta

Spesso e volentieri, non esiste un prodotto ‘giusto’ sotto tutti i punti di vista, ma dipende tutto dalle proprie esigenze. Si parte dunque da queste per valutare il prodotto più indicato: dovrà solo migliorare l’audio del TV o sarà il cuore pulsante di un impianto Home Theater? Quanto è ampia la stanza in cui verrà installato? Si può ipotizzare l’aggiunta di diffusori wireless (subwoofer, canali posteriori) o si vuole far gestire tutto dalla soundbar? Ci sono altri prodotti “smart” in casa che si potrebbero far dialogare con la soundbar? Rispondere a queste domande permette già una prima (grande) scrematura tra tutte le proposte presenti sul mercato.

Poi, bisogna tenere in considerazione l’importanza delle connessioni. Di solito la soundbar si collega al TV tramite presa HDMI ARC, cioè quella con il canale audio di ritorno. È la soluzione in assoluto più pratica, perché non comporta alcuna modifica rispetto alle modalità “classiche” di uso del TV.

I televisori delle ultime generazioni hanno di solito una presa HDMI ARC, ma è sempre meglio verificare che ci sia e che non sia già usata da qualche altro dispositivo: di solito le sorgenti (console, blu-ray, set-top box ecc) vengono collegate alle prese HDMI del TV e si riserva l’HDMI ARC alla soundbar, ma in alcuni modelli è possibile collegare le sorgenti direttamente alla soundbar e poi quest’ultima al TV. In questo modo è possibile collegare più sorgenti al TV, ma poi la gestione degli ingressi audio/video andrà fatta tramite telecomando della soundbar. È molto importante, nel caso in cui ci si affidi a una soundbar con ingressi HDMI, che questi siano compatibili con i segnali video 4K Ultra HD.

Soundbar Yamaha

Di qui in poi, è tutto in funzione delle proprie esigenze (anche di tipo estetico) e, ovviamente, del budget a disposizione. Le differenze importanti tra modelli appartenenti a fasce diverse riguardano la potenza di amplificazione, numero e qualità di diffusori, supporto di tecnologie di connettività smart, anche se queste ultime sono ormai una costante lungo tutta la gamma (o quasi). Sicuramente chi vuole emozionarsi con il cinema in casa fa bene a investire su un modello compatibile con le ultime codifiche, magari da estendere in un secondo momento con diffusori supplementari e magari con subwoofer separato: è vero che questo comporta uno spazio supplementare, ma visto quanto conta l’impatto delle basse frequenze sul tasso di coinvolgimento, un diffusore dedicato non può che favorire la resa complessiva. Attenzione, in questo caso, al fatto che ci vuole una presa di corrente nelle vicinanze: il fatto che il sub sia wireless non significa che si alimenti a batteria. In più, un consiglio consiste nel rivolgersi verso un modello dotato di tecnologie avanzate di connettività: non fanno parte dell’attività “core” del prodotto, ma una volta che ci si abitua alla loro comodità, è quasi impossibile tornare indietro.

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