La nascita della tastiera del pianoforte. Un po’ di teoria musicale.

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Avete presente il pattern di tasti bianchi e neri che compone la tastiera del pianoforte? Vi siete mai chiesti come sia stato inventato, quale sia la storia dell’accordatura?

Proverò in una serie di post ad affrontare queste domande, le cui risposte affondano le radici negli albori della storia della musica e attraversano secoli di progresso tecnologico, dalle scoperte di Pitagora alla costruzione dei primi organi liturgici.

Ma prima di addentrarci negli aspetti storici e tecnici, è bene che tutti sappiate cosa c’è alla base del sistema musicale occidentale moderno, per meglio comprendere le storie che vi racconterò prossimamente:  gli intervalli, ovvero le distanze fra le note.

  1. Per cominciare a misurare tali fondamentali distanze, per ora ci bastano le dita di una mano, con un piccolo accorgimento: le note si contano estremi-compresi! Quindi che distanza c’è tra Do e Sol? Do-Re-Mi-Fa-Sol: è una quinta. Che distanza c’è tra Do e Mi? Do-Re-Mi: è una terza.

Adesso faccio finta di renderlo difficile, ma è ancora facile. Che distanza c’è tra Do e Fa diesis?

  1. Do-Re-Mi-Fa diesis: è una quarta! Che distanza c’è fra Do e Re diesis? Do-Re diesis: è una seconda. E tra Do e Mi bemolle? Do-Re-Mi bemolle: è una terza. I più attenti forse sanno che Re diesis e Mi bemolle sono lo stesso tasto (il diesis è il tasto più vicino a destra, mentre il bemolle è il tasto più vicino a sinistra, sempre riferendoci alla tastiera del pianoforte, per comodità; per essere precisi, il diesis innalza la nota di un semitono, il bemolle la abbassa di un semitono), ma quello che volevo farvi affermare in questa seconda mini lezione è che fa-fede-il-nome-della-nota! Do-Re diesis è una seconda, mentre Do-Mi bemolle è una terza!
  2. Una volta che avete sperimentato tutti i nomi e vi sentite sicuri nei vostri conteggi, siamo pronti per complicare un po’ le cose. È vero che sia Do-Mi che Do-Mi bemolle sono terze, ma in effetti una è più grande dell’altra. Dipende da quante note sono contenute nell’intervallo.

Osservate la tastiera del pianoforte: due tasti attigui costituiscono la più piccola distanza possibile tra due note, per esempio tra il Do e il vicino tasto nero Do diesis (o Re bemolle) o tra Mi e Fa, tra i quali il tasto nero è proprio assente.

Ecco, questa distanza è il semitono. Dal nome, già si intuisce l’esistenza del tono, formato da due semitoni (se pensate al cerchio e al semicerchio sembrerà più facile ancora). Quindi Do-Re è un tono (avanza un tasto nero in mezzo), Re-Mi è un tono, Do diesis-Re diesis è un tono (questa volta avanza un tasto bianco in mezzo).

Quando in una terza potete contare due toni (o quattro semitoni, sempre estremi-compresi) o vedete che vi “avanzano” tre tasti inutilizzati (le notine romboidali nel pentagramma qui sotto), allora la terza è maggiore, come nel caso di Do-Mi. Nel caso di Do-Mi bemolle invece vedrete che l’intervallo è più piccolo (“avanzano” solo due tasti), quindi è minore.

 

  1. Questo procedimento è applicabile a tutti gli intervalli. Proveremo ora ad analizzare la scala di do maggiore, ovvero gli intervalli presenti tra i tasti bianchi del pianoforte, iniziando la nostra misurazione sempre dal Do.
    • Do-Re è una seconda maggiore (cioè un tono)
    • Do-Mi è una terza maggiore (cioè due toni)
    • Do-Fa è una quarta giusta (due toni + un semitono)
    • Do-Sol è una quinta giusta (tre toni + un semitono) (Per capire che suono ha, immaginatevi le prime due note di “Sul cappello” o del tema di “E.T.”)
    • Do-La è una sesta maggiore (quattro toni + un semitono) (cantate le prime due note del tema di Verdi “Libiamo” o di “Champagne”)
    • Do-Si è una settima maggiore (si fa prima a notare che se la allargo ancora di un semitono, è un’ottava).
    • Do-Do è un’ottava giusta.

Possiamo notare che sulla scala maggiore, tenendo il Do come perno fisso del nostro compasso di misurazione, abbiamo trovato una seconda, una terza, una sesta e una settima maggiori. Abbassando il Re a Re bemolle, il Mi a Mi bemolle e così via, questi intervalli diventano minori. Gli intervalli di quarta, quinta e ottava si definiscono giusti, non sono mai né maggiori, né minori; se li allargo (Do-Fa diesis) diventano eccedenti e se li stringo (Do-Sol bemolle) diventano diminuiti. Teneteli a mente perché la nostra storia partirà proprio da qui.

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